LA VITA POLlTICA E SOCIALE A RAVENNA 333 insieme l'anniversario della morte di Mazzini. Il giorno successivo al divieto poliziesco del Congresso del partito socialista dell'agosto 1883 la Consociazione repubblicana ravennate ospitò segretamente i congressisti nei propri locali, perchè potessero portare a termine i lavori iniziati. L'11 novembre, presenti Costa, Corradini, Vendemini e Imbriani, vi fu al teatro Alighieri un comizio « per rivendicare al popolo l'esercizio del voto universale amministrativo». Si trattava indubbiamente di manifestazioni significative agli effetti della realizzazione dell'alleanza comune, ma che però spesso si alternavano a discussioni le quali mostravano nei socialisti un notevole desiderio di mettere in chiaro alcuni temi ideologici, su cui essi ritenevano di dover richiamare l'attenzione degli alleati repubblicani. Ed era bene che fosse così, se non altro perchè la polemica che spesso affiorava al di fuori delle comuni manifestazioni pubbliche costituiva la miglior garanzia per una presa di coscienza sempre più approfondita dei propri problemi. Era soprattutto un modo di scuotere l'alleato, costringendolo ad un continuo ripensamento del significato della propria posizione storico-politica. Tra il febbraio e il marzo del 1883, infatti, vi fu una piccola polemica tra i socialisti ravennati del « Sole dell'avvenire>> e i repubblicani imolesi del « Moto ». La pubblicazione su questo giornale della definizione del concetto di repubblica dato dal Mazzini spinse i socialisti ad una ironica protesta sulla troppo sicurezza con cui si definiva « un istituto sociale il quale sorgerà chi sa quando, e chi sa dopo quali vicende» (11). Dopo aver enunciato le proprie teoriche positivistiche di derivazione spenceriana (processo evoluzionistico della società, morale ricavata scientificamente dai fatti naturali, fiducia negli strumenti scientifici elaborati dal positivismo con la sociologia, la biologia, e l'antropologia), in contrapposizione al vago spiritualismo antiscientifico del Mazzini, i socialisti affermarono con spirito aggressivo che la formula mazziniana di « Dio e Popolo » conteneva implicitamente il principio del privilegio. Ad un certo punto della polemica i repubblicani del «Moto», invitati a dichiarare apertamente se fossero o no mazziniani, risposero proclamando il proprio dissenso con coloro i quali, reputandosi unici e veri interpreti (II) « Il Sole dell'Avvenire», 3-4 marzo 1883.
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