LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA 331 venne fondato il « Partito socialista rivoluzionario di Romagna». Lo strumento di lotta politica che quel Congresso aveva creato, fondando il partito, nonostante le deficienze riscontrabili nel vago populismo, nella mancata « distinzione fra operai e contadini » e nella mancata nozione di classe operaia intesa in senso moderno, aveva permesso << di uscire dalla enunciazione delle aspirazioni, per passare alle concrete indicazioni di metodo, e di legare le aspirazioni alla lotta concreta di ogni giorno » ( 6). Successivamente, dopo la conferenza di Imola del 26 febbraio 1882 sulla questione elettorale, col II Congresso del partito tenuto a Ravenna nell'agosto e a Forlì nel novembre 1883 (7), e col successivo III Congresso di Forlì (20 luglio 1884), si compì un insieme di operazioni che compresero il tentativo di estendere l'organizzazione del partito a tutto il territorio nazionale e la polemica con l'anarchismo del quale, pur riconoscendo la validità programmatica « palpitante di vita rivoluzionaria», si rigettarono i metodi di lotta intransigente, romantica, scissa dal vivo dei problemi sociali concreti. Intanto si venivano impostando le linee per un'alleanza dei socialisti coi repubblicani. Nel Congresso organizzato a Bologna nel maggio 1883 « per coordinare e riunire le forze democratiche ad un unico indirizzo per un'azione morale e pratica>>(8), ma soprattutto nell'adunanza di Imola dell'ottobre successivo, il tentativo di attuare un fronte unico tra i due partiti popolari ebbe un notevole successo che trovò il suo riscontro in una serie di operazioni politiche compiute dall'alleanza social-repubblicana in varie città romagnole. Nel settembre del 1883 a Cesena, con discorsi di Eugenio Valzania e di Costa fu inaugurato un busto di Garibaldi; a Faenza in un comizio repubblicano-socialista organizzato da Costa e da Gaetano Zirardini si dibattè il problema del suffragio amministrativo. Naturalmente questi comizi, ai quali va aggiunto quello organizzato a Forlì per aiutare i superstiti del terremoto di Casamicciola, (6) G. MANACORDA, cit., p. 140. (7) Le sessioni furono due per gli ostacoli frapposti dagli organi di pubblica sicurezza che misero Ravenna in una specie di stato d'assedio («Il Sole dell'Avvenire», 19 agosto 1883). (8) << Il Moto», 19 agosto 1883.
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