LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA ramento borghese, nel quale essi stessi militavano, li rendeva estremamente sensibili e attenti verso qualsiasi mossa politica di quelli. La stessa Federazione progressista ravennate in un manifesto pubblicato 1'8 maggio 1880, in occasione delle elezioni politiche, vi aveva inserito alcuni punti del programma della Lega (estensione del suffragio, riforma delle imposte), quasi a voler sottolineare la nessuna differenza esistente fra progressisti e mazziniani; ma anche, e ciò era naturale, col sottinteso scopo di raccogliere attorno ai nomi dei propri candidati Baccarini e Parini i suffragi dei singoli elettori repubblicani, che ormai non si ritenevano più vincolati dall'inutile astensionismo. Gli inviti fatti ai repubblicani ad uscire dalla posizione astensionistica erano stati assai frequenti negli anni che vanno •da Villa Ruffi alla formazione della Lega della Democrazia e oltre. Ma non si trattava solo di inviti puramente formali, poichè v'era stata da parte dei progressisti ravennati una serie di attività - partecipazione alle manifestazioni irredentistiche, aspre critiche contro le misure di pubblica sicurezza, denunce di collusioni fra organi governativi, moderati e clericali in varie elezioni amministrative, critiche più o meno aperte contro la politica del governo di Sinistra, richiesta dell'abolizione delle guarentigie papali, dichiarazioni di voler svolgere attività di opposizione contro ogni forma di privilegio ed eventualmente contro la stessa monarchia qualora questa avesse assunto atteggiamenti reazionari - che non dovevano dispiacere a1 repubblicani, dell'attività politica dei quali, in mancanza ,di un giornale locale del partito, essi progressisti si erano fatti quasi portavoce sul « Monitore delle Romagne » e sulla « Giovine Romagna )). I vari prefetti di Ravenna nelle loro relazioni inviate al Ministero ebbero più volte occasìone di rammaricarsi di questo atteggiamento (2); e non a torto, dal loro punto di vista. Durante le elezioni politiche del 23 maggio 1886 i liberal-progressisti dettero addirittura il voto ad Amilcare Cipriani, la qual cosa per un'autorità governativa doveva costituire il massimo del disorientamento. Però, se si tien conto che (2) « I progressisti se la intendono più coi partiti d'idee avanzate che coi moderati», scrisse il prefetto Zironi nella sua relazione del I semestre 1882.
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