III I REPUBBLICANI COLLETTIVISTI (*) Quando Garibaldi il 21 aprile 1879 lanciò il manifesto con cui annunciava la costituzione della « Lega della Democrazia », dove si parlava di revisione dello Statuto, di soppressione delle Guarentigie, di suffragio universale, di abolizione del giuramento politico, di riforma delle imposte, di trasformazione dell'esercito stanziale in nazione armata, ecc., i progressisti ravennati applaudirono incondizionatamente all'iniziativa del Generale. Sembrava loro che i repubblicani si fossero finalmente decisi di uscire « dalla cerchia delle comode astensioni e dei futili soliloqui per prendere parte alla grande e feconda lotta politica nel campo della legalità» (1). Ritennero perciò che l'ora 4ell'assimilazione di quel partito nel loro schieramento fosse finalmente arrivata. Che avessero motivo di credere in un mutato atteggiamento dei repubblicani di fronte ai problemi della vita politica italiana sembrava anche avvalorato dall'adunanza tenuta a Firenze il 19 novembre dello stesso anno dal Comitato della Lega Democratica, alla quale avevano partecipato Saffi, Campanella e Mario, in cm s1 era stabilito di fondare centri di agitazione per il suffragio universale e di partecipare alle lotte elettorali. Il persistere da -.parte dei progressisti di Ravenna nel ritenere i repubblicani perfettamente assimilabili nell'ala sinistra dello schie- (•) Nell'impostare questa parte del mio lavoro ho tenuto presente in diversi punti quanto scrive Luigi Lorr1 nel suo pregevole volume sui Repubblicani in Romagna dal 1894 al 1915 (Faenza 1957). Non io cito direttamente, però desidero far presente che il libro in questione è stato per me estremamente s?llecitante per la chiarezza delle indicazioni che da esso mi è stato possibile ncavare. (1) << La Giovine Romagna», 26-27 aprile 1879.
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