Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA VIT:\ POLITICA E SOCIALE A RAVENNA 321 chè « v1z1ata da un'indebita pressione governativa» (36) e obbligarono la Giunta elettorale della Camera a svolgere un'inchiesta. I fatti che avevano provocato la scandalo si erano svolti press'a poco in questo modo: il comandante delle guardie di P.S., Domenico Cappa, era stato convocato dal prefetto Homodei il quale gli aveva riferito che il Ministro dell'Interno, Cantelli, con un telegramma aveva ordinato di far votare le sessanta guardie per Cesare e non per Gioacchino Rasponi, che aveva respinto il programma di Legnago. Successivamente, saputo che nel foglio affisso nella caserma delle guardie era stato scritto: « Per ordine del prefetto la compagnia delle guardie dovrà votare per Cesare Rasponi », l'Homodei aveva fatto sostituire la frase « Per ordine del Prefetto » con la frase « Per ordine di S.E. il Signik Ministro dell'Interno» (37). Come protesta per questa operazione poco corretta, che mostrava la disinvoltura con cui il governo manovrava le !battaglie elettorali, il conte Achille Rasponi, fratello di Gioacchino, si dimise da deputato di Santarcangelo, dichiarando in una lettera al Depretis che non si sarebbe più presentato in Parlamento per non far pensare di volervi portare questioni e liti che si svolgevano all'interno della sua famiglia. E così, insistendo per una severa inchiesta, a giustificazione delle sue dimissioni (che la Camera respinse), espose l'accaduto suscitando soprattutto le proteste dei progressisti ravennati i quali, facendosi forti della loro prospettiva di tipo moralistico, avrebbero desiderato veder annullata un'elezione ottenuta con mezzi tanto illegali. « Siamo altamente indignati, scrissero sul « Monitore » del 21 aprile 1875, contro le partigiane illegalità elettoral{, delle quali primo questo Ministero ha dato l'esempio». Nella seduta della Camera del 29 gennaio 1875 il Cantelli si difese di fronte all'opposizione, sottilizzando sul fatto di aver solamente « proposto » e non « imposto » Cesare Rasponi agli elettori ravennati. Poi disse esplicitamente che « il candidato che il Ministero avrebbe preferito vedere riuscire nella elezione >> era quest'ultimo e non altri. (36) <e Il Ravennate», 30 gennaio 1875. (37) si: Monitore delle Romagne l), I 1 febbraio 1875. Con una serie di articoli (u, 13, 17, 24 e 27 febbraio, 3 e 10 marzo 1875) il giornale spiegò ai lettori le vicende del I Collegio di Ravenna. 21

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