Nullo Baldini nella storia della cooperazione

• LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA militanti di base, per lo più sprovveduti, si traducevano in un atteggiamento di devozione mistica di fronte al verbo del Maestro, è lecito domandarci quale reazione ci si potesse attendere sia dagli stessi repubblicani, sia da parte degli altri gruppi politici che agivano in Italia e, in particolare, in Romagna. Una problematica del genere, per il modo di reagire contro di essa da parte del gruppo liberale del governo, non poteva non portare i repubblicani al ribellismo fine a se stesso e al proposito insurrezionale, il quale, per quanto perseguito con tenaéia, era costretto entro una area che teneva più del fantastico che del reale. Le loro formulazioni teoriche lasciavano scarsissimo posto ai problemi dei « contadini senza terra, (dei) braccianti affamati, (dei) mezzadri e coloni soffocati da patti angarici dal contenuto semifeudale, (degli) artigiani delle città alle prese con il pauperismo e i mali della incipiente industria moderna» (17). Fu proprio su questi aspetti, che sottintendevano il dramma della vita politica e sociale della Romagna nei primi decenni dopo l'Unità, che i repubblicani vennero a trovarsi in urto col gruppo dei socialisti anarchici, costituitosi dopo l'esperimento della Comune di Parigi. E poichè l'irrigidimento sulle posizioni del mazzinianesimo impediva la comprensione della protesta operaia e contadina, ad un certo momento, come scrissero i liberali progressisti di Ravenna ( 18), il partito si trovò suo malgrado a procedere nei confronti d~i propri aderenti « per via di eliminazione anzichè per quella di assimilazione». Si cominciò, così i progressisti riassunsero la situazione, col menomare l'influenza di Garibaldi e quindi si ebbe il ritiro dal partito di tutti i garibaldini; venne umiliato Campanella dinanzi a Saffi e così vi fu la divisione interna fra campanelliani e saffiani; non si capirono le esigenze economiche del proletariato, allora vi fu il passaggio di molti iscritti al socialismo, permettendo di impiantare sull'attività di questi ultimi buona parte della politica socialistica; si pretese l'astensione parlamentare e così (17) F. DELLA PERUTA, I democratici e la rivoluzione italiana, Milano 1958, p. 14. (18) << La Giovine Romagna», 8-9 marzo 1379.

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