Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA 3u Nel processo per l'assassinio dell'avvocato Pietro Sangiorgi di Castelbolognese, svoltosi a Ravenna nel maggio del 1880 a carico di Pietro Budini, esecutore materiale del delitto, e dei dirigenti locali del partito repubblicano Giovanni Mattioli, Giovanni Trerè e Francesco Valdrè, la Pubblica Accusa cercò di far intendere che il gesto era stato compiuto per un presunto atto di tradimento da parte del Sangiorgi nei confronti del partito repubblicano stesso, al quale egli era stato iscritto. Il Mattioli, il Trerè e il Valdrè si sarebbero improvvisati giustizieri del Sangiorgi il quale, da repubblicano, che però andava molto -d'accordo coi moderati e coi conservatori locali, si sarebbe ,dimesso dal partito in segno di protesta per la corruzione che vi regnava. L'avvocato Giuseppe Ceneri, che rappresentava gli interessi della difesa (del buon nome anche del partito repubblicano, s'intende), seppe abilmente spostare la questione dal piano politico a quello personale, per cui i dirigenti repubblicani incriminati vennero assolti e fu condannato il solo Budini come reo confesso del delitto (16). La questione di questi delitti, e di altri di cui non s'è detto, nei confronti di iscritti che si distaccavano dal partito mazziniano per orientarsi a destra o a sinistra, è piuttosto complessa. L'accusa mugnaio, celibe, alfabeta, accusato di omicidio volontario qualificato assassinio per premeditazione ed agguato, commesso per odio di partito, sulla persona di Piccinini Francesco per avere, circa alle ore 9,3/ 4 pomeridiane del 2 maggio 1872 in Lugo di correità con l'altro accusato Gavelli Luigi, latitante, previo disegno formato prima dell'azione di attentare alla vita di Piccinini Francesco, ed aspettandolo a tale effetto per qualche tempo nella piazza maggiore, volontariamente e con intenzione di ucciderlo, dapprima esploso contro di lui un colpo d'arma da fuoco senza offenderlo, e vibrato poi un colpo di pugnale, producendogli al lato sinistro del dorso una ferita penetrante nella cavità toracica che squarciando il polmone e il diaframma, fu causa unica ed assoluta della di lui morte quasi istantanea. Attesochè ... l'accusato risulta colpevole di complicità nell'assassinio ...; ... ammesse a favore dell'accusato le circostanze attenuanti... condanna Liverani Giuseppe detto Manà... alla pena dei lavori forzati a vita ... Bologna, 12 giugno 1877 >. Dopo il ricorso in Cassazione, quest'ultima il 28 settembre 1877 dichiarò « inammessibile il ricorso interposto da Liverani Giuseppe>. (16) « Il Ravennate>, 29 maggio 1880; A. BoRGHI, Mezzo secolo di anarchia, Napoli 1954, pp. 22-23.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==