Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA 295 Mancava però ai liberali e ai governativi la consapevolezza del limite delle proprie azioni: non si rendevano conto che la solidarietà di classe sarebbe prevalsa, alla fine, al di fuori di qualsiasi richiamo di parte borghese. Tutt'al più l'esperienza che la borghesia stava conducendo sarebbe servita solo a fornirle un'indicazione di un metodo •di lotta che al momento opportuno avrebbe mostrato in pieno la sua validità, come quando si svilupperanno i violenti contrasti per le macchine trebbiatrici. E questo, in verità, non fu cosa di poco conto. I socialisti ravennati in un primo tempo sembrarono ignorare la sorte di quei braccianti; almeno così appare dal silenzio che sull'avvenimento tenne il loro giornale. Chi si mosse per primo per far conoscere al Paese l'impresa dei braccianti ravennati nell'Agro romano fu « L'Osservatore romano», il quale dette un resoconto assai preciso e dettagliato del fatto. « Il Comune», organo socialista ravennate, gli rispose a denti stretti, limitandosi a vantare la fede socialista di quei braccianti e solo dopo tre mesi, nel febbraio 1885, si decise a dare un resoconto ·della loro attività ripeten·do pedissequamente quanto era già stato scritto dall' «Osservatore». Costa in Parlamento, dimenticando le difficoltà che loro malgrado i braccianti avevano procurato al partito socialista rivoluzionario, protestò contro lo scandaloso contratto al quale essi erano stati sottoposti, perchè in un insieme di lavori per due milioni di lire erano stati defraudati dagli appaltatori della non piccola somma di 36o mila lire, corrispondente al 18 per cento che l'Armuzzi aveva dovuto concedere a costoro per ottenere il subappalto dei lavori. La questione della Pineta intanto, dopo gli scontri e le diatribe di piazza, era entrata nelle discussioni perlamentari. Il merito di aver rivendicato allo Stato quei terreni e di averli liberati dai gravami enfiteutici spetta indubbiamente all'on. Luigi Rava, il quale, con due interpellanze presentate in Parlamento nel 1892 e nel 189<5, e con un articolo sulla « Nuova Antologia» (1897), dibattè il problema di fronte all'opinione pubblica nazionale. Egli fece presente anche i notevoli vantaggi finanziari offerti dalla Pineta; infatti nel primo anno dell'acquisto, nel 1874, le spese avevano pareggiato le entrate, nel secondo si era avuta una rendita netta di 50 mila lire, la quale nel 1880 (sempre stando al Rava) era salita a 71 mila lire; mentre l'affitto delle terre

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