LA VITA POLITICA F. SOCIALE A RAVE NA graditi ad una classe padronale, la quale si era sempre dimostrata piuttosto gretta e legata ad interessi che con l'umanitarismo nulla avevano a che vedere. Le autorità governative non potevano restarsene inerti di fronte a dichiarazioni così esplicite: poter tenere lontani gli operai dal partito socialista era una prospettiva troppo allettante per loro ed era logico che cercassero di premere nella direzione ritenuta favorevole per ricavare il risultato più utile in tal senso. I moderati del «Ravennate», in una serie di articoli pubblicati sul finire dell'agosto 1882 si affannarono a dimostrare che la diga migliore al propagarsi del socialismo nelle campagne era quella di prevenire la lotta fra gli operai e i padroni, procurando lavoro. Tanto più che, scrivevano per sollecitare il prodursi della situazione desiderata, i 1800 operai potevano « da un momento all'altro duplicarsi e triplicarsi»; si associassero dunque i proprietari, arginassero l'immorale dilagare delle affittanze che tendevano a sfruttare i terreni a prato artificiale, la cui conduzione toglieva lavoro a molti operai, dessero maggior impulso alla coltivazione dei cereali e soprattutto frenassero sia l'immigrazione dei braccianti dalle provincie limitrofe sia la mano d'opera mezzadrile la quale, specialmente durante la sosta invernale dei lavori agricoli, costituiva una dannosa concorrente per i braccianti. E col deprecare i balzelli esistenti sul sale e sul macinato, i gravami sui fondi rustici, la caduta della legge sulla perequazione. fondiaria che avrebbe ,dovuto sostituire il macinato, l'aumento pauroso delle tasse comunali e provinciali che dal 1874 al 1881 erano cresciute rispettivamente del 69 e del 48 per cento, cioè con un insieme di critiche le quali dovevano simulare un sincero desiderio di progresso della classe lavoratrice agricola, i moderati venivano creando un solido punto di aggancio con la stessa base operaia (così ci si illudeva) che si voleva tenere lontana dal socialismo. Alla manovra parteciparono attivamente anche gli organi governativi locali, ormai consapevoli di poter sfruttare favorevolmente una situazione che si presentava ancora assai fluida. Nella sopraccitata relazione (I semestre 1884) del prefetto di Ravenna al Ministero dell'Interno era stato scritto che « quella bonifica di una parte della Pineta era una questione della più grande importanza amministrativa, la quale anche nei rapporti politici doveva avere risultati vantag-
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