Nullo Baldini nella storia della cooperazione

ALFEO BERTONDINI legalmente erano di sua proprietà, ma il cui uso da tempo aveva cessato di essere rivolto a beneficio della comunità ravennate. Ormai egli tutelava solamente ì propri interessi a danno dei cittadini e a danno dello stesso Comune, che degli interessi di questi ultimi si· era giustamente eretto a tutore. La sentenza del Tribunale pontificio tendeva in un certo senso a porre un riparo ad una situazione che purtroppo era <;lefinitivamentecompromessa. E mentre da parte pontìficia venivano riconosciute le ragioni del Comune, per cercare di arginare lo strapotere incautamente concessoda Pio VII al Belluzzi-Pergami, i tribunali del nuovo Stato italiano, forse in nome della legge, ma senza dubbio in nome pella solidarietà di classe, davano e daranno sempre ragione all'enfiteuta. Dopo la sentenza del Tribunale pontificio, che portò a nuove liti circa la modalità della sua esecuzione, il 18 giugno 1874 venne firmato un compromesso fra il sindaco Silvio Guerrini e il BelluzziPergami che poneva fine alla « secolare vertenza » (8) della soppressione del pubblico pascolo e del legnatico. Il Comune si impegnava di affrancare la Pineta e le terre enfiteutiche <la quelle servitù e di consegnare all'enfiteuta i terreni affrancati (così si scrisse nel compromesso) « non più tardi dell'Agosto 1875 ». Il barone da parte sua si ·impegnò di pagare al Comune 160 mila lire in venti rate semestrali senza interessi, a partire dal 1876, di pagargli nelle prime due rate le spese della causa del marzo 1860, di cedergli sia l'intero fabbricato di Santa Chiara, avuto in enfiteusi dalla Congregazione <li Carità di Ravenna e che il Comune avrebbe successivamente utilizzato per aprirvi il· riéovero di mendicità, sia I IO tornature .di terreno per eliminare alcune sinuosità del terreno enfiteutico che si incuneavano nel Pineto di S, T~iovanni. Approvato il compromesso da parte del Consiglio comunale e da parte del Capo dello Stato, e comunicatane la notizia alla popolazione mediante un manifesto del Sindaco il 16 luglio 1875, la questione si intricò fino al punto di mandare tutto all'aria per l'intervento dei proprietari del bestiame, i quali non intesero rinunciare in nessun modo ai loro diritti. Essi con un lungo ed elaborato memoriale, (8) << Il Ravennate», 23 gmgno 1874.

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