Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA VIT:\ POLITICA E SOCIALE A RAVENNA L'esistenza del diritto di pubblico dominio, spettante ai ravennati e realizzatosi col jus pascendi et lignandi, risale a tempi antichissimi, forse a prima di re Teodorico. Il turno per il sorteggio dei pascoli fra i proprietari di bestiame, di cui si ha notizia in uno Statuto del XV secolo e gli sforzi dei vari Pontefici, che dal 1500 al 1700 si impegnarono nel tentativo di controbilanciare tali diritti con le necessità della conservazione della Pineta, ci mettono in condizione di capire l'importanza della questione. La Pineta, che verso il sec. VIII si estendeva, come s'è detto, dal Lamone al Savio per 31 chilometri, con una larghezza massima di km. 4,5, fu un possedimento delle quattro abbazie di S. Giovanni, di Classe, di Porto e di S. Vitale. Nel 1798 il governo della Repubblica Cisalpina vendette la Pineta di Porto alla Società Baronio di Ravenna, la quale mise in atto un'opera di .distruzione tale da spezzarne la continuità. Ma il peggio venne nel 1822 quando, con rogiti del notaio Farinetti del 31 ottobre, del 30 dicembre 1822 e <lell'1° marzo 1823, la Rev. Camera Apostolica, con una cessione in enfiteusi al conte Giacomo Paolucci di Forlì, ma in effetti al barone Bartolomeo Belluzzi-Pergami di Crema, alienò in perpetuo tutta una zona di circa 5000 ettari di terreno sabbioso e paludoso che trovavasi fra la Pineta e il mare, e per di più alienò la terra che sarebbe successivamente emersa e sulla quale la Pineta avrebbe dovuto trovare il suo naturale sviluppo. « Mentre durante il dominio delle quattro abbazie si (era rivolta) ogni debita cura ad estendere sui cordoni marini la preparazione boschiva, caduta la proprietà nello spensierato arbitrio dell'enfiteuta ogni cura e ogni salvezza venne meno» (4). L'enfiteusi avrebbe dovuto concernere solo i relitti di mare, ma, per il fatto che i confini non erano mai stati stabiliti, vennero compiute in Pineta delle devastazioni tali per cui il governo pontificio nel 1849 dovette imprigionare l'enfiteuta. L'obbligo di questi sarebbe dovuto consistere nella bonifica di quei terreni con le bellette dei fiumi, nel ridurli a coltura colmando maria ma precisa descrizione delle vicende che consentirono il passaggio di quel bosco all'Amministrazione Comunale Ravennate, prima, poi allo Stato. (4) Relazione della Commissione nominata dalla Camera dei Deputati (24 giugno 1905), in L. RAVA, cit., p. 69.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==