LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA 279 miglia Lovatelli, di Filetto della famiglia Gamba, di Godo e del Castello del marchese Cavalli, del Mezzano e di Savarna dei Rasponi, di S. Pancrazio dei Chiaramonti (cinquanta mezzadrie riunite in una sola tenuta) e della Camerlona del marchese Guiccioli. V'era da aggiungere un complesso di terreni della zona arativa, posseduti da parrocchie, oratori e prebende religiose; mentre le grandi proprietà, di cui sopra s'è fatto cenno, concernevano la zona delle risaie, dei prati, delle valli e della Pineta. Pochi erano i coltivatori diretti e quei pochi erano protesi, nel loro lavoro sempre amorevole e saggio, verso la ricerca tenace e insistente di un'economia tirata fino all'osso. Invece gli affittuari, inseriti generalmente nelle grosse proprietà, soprattutto in quelle delle Opere Pie, tendevano a ricavare dai terreni tutto il possibile, senza badare agli eventuali danni che vi producevano per l'uso di metodi di coltivazione non sempre ortodossi, e ai danni recati con pochi scrupoli ai lavoratori agricoli che da essi dipendevano. Questo era il parere dd Barbèri, riferibile agli anni della sua indagine; ma in realtà saranno gli affittuari a dar vita a grandi imprese agricole con l'impostare nuovi rapporti di produzione, che concorreranno a toglier di mezzo le vecchie strutture precapitalistiche e con l'impiegare su vasta scala la mano d'opera bracciantile salariata o a compartecipazione (2). La proprietà ecclesiastica nella massima parte dei casi giaceva prostrata in uno stato di semiabbandono dovuto a incapacità o a povertà o a disinteresse dei proprietari; essa forniva la dimostrazione più evidente del protrarsi di una concezione semifeudale che agiva in un sistema tipico di conduzione agricola il quale, per quanto fosse destinato a tramontare col tempo, al momento della relazione del Barbèri aveva ancora una sua validità, in senso negativo, nei confronti del costituirsi di strutture più avanzate. E fu proprio il tentativo di realizzare strutture del genere che ad un certo momento portò la Pineta ad inserirsi nella vita sociale ravennate con modi che talvolta assunsero l'aspetto di un vero e proprio dramma. Dovendosi, appunto, passare da un'economia medievale a sistemi economici più moderni si pose l'accento in particolar modo sulla regolamentazione e sulla successiva eliminazione del pascolo vagante e (2) Cfr. I. FuccHI, Aspetti della questione agraria e lotte socùdi in Romagnr, nel 1900-1910. Tesi di laurea, Urbino, 1957-58.
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