ALFEO BERTONDINI e fra Ravenna e S. Alberto, con scarsa popolazione, costituita per lo più da risicoltori, con 1 poche strade di comunicazione, con aria greve, umidiccia e norr di rado mefitica; una zona prativa che occupava il terreno alluvionale della Cassa di colmata del Lamone, abbondantemente coltivata a erba medica, in cui però mancavano case, abitanti e bestiame, nonostante l'abbondante raccolto foraggero; una zona arativa nuda, in parte vicina alle risaie e alle valli e in parte inserita nell'arativo alberato, comprendente territori denominati larghe, costituita da un multiforme mosaico di piccole proprietà variamente configurate, quasi dipendenti l'una dall'altra, priva di strade, di case, di popolazione e di bestiame, coltivata in parte da braccianti ricompensati con la compartecipazione sul prodotto, in parte, come appendice ai lavori normali, coltìvata dai contadini della zona arativa alberata; e infine quest'ultima, la zona arativa alberata, che costituiva la parte migliore del territorio agrario del Comune, ben ordinata nelle colture, fornita di case, strade, botteghe, scuole e abbastanza ricca di bestiame da lavoro, popolata da coloni che vivevano sui po_deri da essi stessi lavorati e dagli operai giornalieri delle ville e dei borghi. Questa zona nel 1880 comprendeva il 41,5 per cento di tutto il territorio del Comune di Ravenna ed era coltivata secondo criteri che per allora erano senz'altro i più progrediti, se si calcola che oltre la metà di tutto il territorio stesso si trovava strutturalmente condizionata da forme economiche di natura medievale e semime- •dievale. La proprietà si configurava variamente. Nella maggior parte dei casi era suddivis3: fra una _quantità notevole di piccoli e piccolissimi proprietari. Erano poche le famiglie o gli enti morali che possedessero una supérficie territoriale più estesa del normale. Al momento del passaggio del territorio ravennate dallo Stato Pontificio al nuovo Regno d'Italia su 1710 terreni intestati uno soltanto era valutato secondo un reddito superiore ai 100 mila scudi; 5 erano stimati superiori ai 50- mila scudi, 4 superiori ai 10 mila, 46 superiori a 1000, 520 erano stimati circa sui 1000 scudi, 685 superiori a 200, 218 superiori a 100 scudi e 287 inferiori. Le proprietà più estese erano quelle di Gambellara e di Coccolia della famiglia Pasolini, di Castiglione e di Coccolia della famiglia Rasponi-Bonanzi, di S. Pietro in Campiano della famiglia Ghezzo, di S. Pietro in Trento e di Filetto della fa-
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