I. I PROBLEMI POLITICI E LA QUESTIONE DELLA PINETA RAVENI ATE Dagli schemi che il Barbèri fornì nella sua pregevole monografia sulle Condizioni economico-rurali del Circondario Ravennate, pubblicata nel 1880 per l'Inchiesta agraria Jacini, il territorio del Comune di Ravenna, esteso su una superficie di ha. 61.552,27, risultava per la maggior parte costituito di terreni alluvionali e in parte minore di terreni paludali e di depositi marini. In rapporto alla sua qualificazione venne diviso in arativo alberato (ha. 25.000), in arativo nudo (ha. ro.800), in praterie artificiali (ha. 1500), in boschivo (ha. 4150), in risaia (ha. 5900), in vallivo (paludi, pantani e pascoli: ha. 5800) e in relitti, esente da tasse e sterile (ha. 8400). Diviso per zone vi si riscontrava una zona litoranea, mancante del tutto di vegetazione, con un numero scarsissimo di abitanti per lo più concentrati nella frazione di Porto Corsini e dediti soprattutto alla pesca; una zona boschiva costituita dalla famosa Pineta, che un tempo si estendeva dal fiume Lamone al fiume Savio, ma che al momento della pubblicazione della monografia del Barbèri, nel 1880, aveva subito un complesso di variazioni notevoli, di cui si dirà fra poco; una zona valliva a monte della Pineta, distribuita variamente fra Ravenna e S. Alberto, Ravenna e Porto Corsini, e fra il torrente Bevano e il canale Argini, assolutamente incoltivabile, ricca di vegetazione acquatica, scarsa di popolazione, di bestiame e di case, uniforme, umida, nebbiosa e malsana; una zona risicola costituitasi soprattutto sui terreni inondati dal Lamone dopo la rotta del 1839 m precedenza adibiti a pascolo ( 1), compresa fra Ravenna e Cervia (1) Sulla formazione delle risaie nel Ravennate si veda l'accurato studio di S. NARDI, Bonifiche e 1·isaie nel Ravennate ( 1800-1860), in Problemi dell'Unità d'Italia, Roma 1962.
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