Nullo Baldini nella storia della cooperazione

GIORGIO PORISINI i primi accenni ,di « sofferenze» per la disoccupazione) e, soprattutto, dopo il 1890 (data che segna, in Romagna, il doloroso ricordo dell'eccidio di Conselice (88)), non avevano mai considerato e studiato sufficientemente_il doloroso e pericoloso fenomeno. Ogni Governq era andato avanti alla giornata, aveva concesso lavori solo nei momenti di maggiore necessità quando la gente, ridotta agli estremi, faceva tumulti in piazza per avere occupazione, « ingenerando così nelle masse il convincimento che per ottenere bisogna ricorrere alle clamorose dimostrazioni, che poi si attribuiscono alle mene di sobillatori e mestatori politici ». Neanche i proprietari e gli affittuari, del resto, si erano accorti, in tempo, della pericolosa situazione che si era venuta a creare, timorosi solo che la concessione di grandi opere pubbliche potesse, diminuendo il numero delle braccia disponibili, determinare un aumento di prezzo della mano d'opera. Gli Enti locali e le Amministrazioni pubbliche comunali e provinciali, sotto la pressione delle agitazioni dei disoccupati, avevano accelerato l'esecuzione di molte opere, ma questi lavori, in genere, si erano esauriti in breve tempo. Gli operai, di fronte alla critica situazione che si era formata, e che sempre più si aggravava, proprio in un periodo in cui i loro bisogni eranò crescenti per la naturale aspirazione a migliori condizioni di vita, nella cieca ed affannosa ricerca di un rimedio immediato, avevano seguito, nei primi anni, una politica che - era lo stesso Baldini a riconoscerlo - aveva aggravata la loro già triste condizione. Oli interventi collettivi nella esecuzione delle opere pubbliche e 'private, l'avversione alla macchina, la limitazione delle ore di lavoro, apparivano dannosi eccessi, sintomi dell~ mancanza di una chiara e tranquilla visione dei provvedimenti più idonei da adottarsi. Per coordma~e ed incanalare questo movimento disordinato di difesa contro la disoccupazione erano sorte le Leghe di resistenza dei braccianti, unite in seguito in poderose Federazioni, forti di oltre 40 mila soci fra maschi e femmine (89). L'ordine pubblico, da allora, malgrado la naturale eccitabilità del temperamento romagnolo, e a (88) E. DrRANI, L'eccidio di Conselice, in Le campagne emiliane nell'e-poca moderna, saggi e testimonianze a cura di R. Zangheri, Milano 1957, pp. 145-55. (89) A.S.C.R., 1905, Tit. VI, fase. 3, rub. 6.

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