L'AGRICOLTURA RAVENNATE DAL I.893 AL 1922 territorio ravennate, i conduttori, appena potevano, trasformavano la risaia in prato artificiale, meno produttivo, quest'ultimo, ma anche meno bisognoso di spese(75). La coltivazione del riso era il mezzo attraverso ii quale s1 compiva l'opera di bonifica (76). Dopo la raccolta del prodotto, s1 apnè stata lautamente lucrosa, coi riguardi dovuti alla pubblica salubrità, si escogitò la massima di associare la coltura del riso alla bonificazione per colmata; in tal modo la risaia, che era ritenuta un pernicioso produttore di malaria, oiventava invece un benefico strumento pel risanamento delle località ove la malaria infieriva. Tutto questo con ragione, perchè in fatto il lucro ricavabile dalla coltivazione del riso era un eccitamento ed un giusto risarcimento alle spese sempre gravose dei lavori necessari alla colmata. Di questa massima si è servito il Governo per acquietare quei possidenti che videro repentinamente i loro terreni, alcuni dei quali allora in ottime condizioni agricole, includersi nelle grandi casse di bonificazione o d'espansione, prima dell'Idice in provincia di Bologna, poscia del Lamone in quella di Ravenna. Per compensare a questi possidenti il danno di avere i terreni esposti alla inondazione delle acque che divagano entro le casse ricordate, fu subito dato a loro facoltà di coltivar il riso, come allora fu detto, all'azzardo e di giovarsi gratuitamente dell'acqua estiva del fiume per irrigarle: poscia per diminuire l'azzardo si diede loro facoltà di costruire arginelli per la difesa estiva, che poi dovevano essere dagli stessi possidenti distrutti dopo raccolto il riso, per dare campo alle acque autunnali ed invernali di invadere tutta la superficie del casso> (R. FABRl. Relazione sulle risaie di colmata letta al 2° Congresso risicolo internazionale adunato a Mortara nell'ottobre 1903, Mortara-Vigevano 1903, pp. 4-5). (75) A.S.C.R., 1890, Tit. VIII, rub. 3, fase. 2. (76) Scriveva, il 27 luglio 1898, Ruggiero Fabri relativamente alla coltura del riso « che con detta nota (n. 4838 del 23 corrente) si fanno (raccomandazioni) perchè si dia maggior sviluppo alla risicoltura in quella parte del territorio ove la recente riattivazione del cavedone ai Fiumi Uniti l'ha resa possibile. Ma disgraziatamente lo stato di cose che in riguardo al menzionato cavedone si era formato negli anni precedenti, aveva costretto anche i più volenterosi a volgere l'indirizzo agricolo sopra altre colture che quantunque esse pure benefiche per la classe degli operai braccianti richiedono meno della risaia il concorso della mano d'opera. Lo scrivente crede di non aver bisogno di stimolo alcuno per la coltura del riso, la quale, associata alla bonifìcazion~ per colmata, ed avvicendata colla coltura foraggiera è indubbiamente di importanza grandissima per la nostra popolazione sotto il triplice aspetto igienico, economico e sociale. Egli oggi ha in coltivazione quasi 200 ettari di risaia nelle località ove riesce più dispendiosa, e la esercita non ostante l'alea enorme che vi è annessa. In oltre ha riattivato nel nostro Comune l'industria della brillatura del ;:iso, un tempo fiorentissima, ma che da molti anni era scomparsa completamente; e lo ha fatto senza vista di lucro e senza risparmio di spesa, pur di ottenere prodotti superiori a quelli delle migliori pilerie Bolognesi e Lombarde, tanto da
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