Nullo Baldini nella storia della cooperazione

GIORGIO PORISINI s1ss1maclasse degli operai senza lavoro, per il solo Comune pari a 3000 persone circa negli anni antecedenti, era quasi di colpo ascesa a 10000 unità. Le conseguenze della generale crisi finanziaria, industriale, com- · merciale ed agricola, che aveva colpito l'Italia dal 1888 al 1893, si erano fatte sentire anche a Ravenna. L'agricoltura, che rappresentava il principale, se non unico, provento ,di attività e di profitto della zona, aveva subito effetti disastrosi; danneggiato fortemente proprietari, affittuari e contadini. La crisi aveva colpito soprattutto la risicoltura, determinando una forte riduzione di mano d'opera. Contemporaneamente la diminuzione della mezzadria, nel Ravennate, si era accompagnata ad un crescente disagio economico, ad un insopportabile aggravio di ogni sorta di imposte (59). Da tutto ciò era derivato· un impedìmento per l'agricoltura a rialzarsi e a migliorare entro pochi anni; un incremento incessante nel numero dei braccianti, che pari a 500 unità circa nel 1871, nel 1881 erano passati a 5000 e nel 1890, come si è detto, a 10000 unità circa. Lungaggini e intralci burocratici ritardavano, spesso, le già lente approvazioni dei lavori pubblici, commissionati alle cooperative agricole e alla· Associazione dei braccianti. Vani risultavano gli appelli rivolti ai proprietari terrieri, di por mano sollecitamente a lavori campestri e di risaia (6o), pur di occupare braccianti e giornalieri. Solo i lavori di seganda <leiprati, nella seconda quindicina di maggio, offriyano larghe possibilità di occupazione. Agitazioni per mancanza di lavoro scoppiarono ripetutamente nel Comune e, in particolare, nella parte seaentrionale del contado. Non (59) V. ARM1J2z1, Ragioneria di una tenuta condotta a mezzadria, Ravenna 1902; G. CAPRA, La coltura del tabacco « Kentucky > nella Provincia di Ravenna. Sui rapporti con la mezzadria, Bagnacavallo 1909; A. 0RTALI, Sul contratto di mezzadria nell'agro ravennate, Ravenna 1920; L. PERDISA, La distribuzione del lavoro umano in poderi a mezzadria della Romagna, in I.N.E.A., Annali dell'Osservatorio di Economia agraria dell'Università di Bologna, Faenza 1935. (60) « L'industria del riso - scriveva nel 1893 un proprietario terriero sulle terre del quale si trovavano colture risicole - non è remunerativa come un tempo, ed il rischio che l'accompagna, le imposte che la gravano, le pretese eccessive degli operai, i capitali rilevanti che per essa occorrono, la vanno spegnendo di anno in anno, con maggior danno della classe operaia che di quella industriale> (A.S.C.R., 1893, Tit. VIII, rub. 3, fase. 2, prot. 2608).

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