L'AGRICOLTURA RAVENNATE DAL I,893 AL 1922 moti inconsulti» (49). La Commissione governativa nominata con decreto del 10 marzo 1904, « pur essendo composta di uomini spassionati e non certo in odore di sovversivismo», dopo un diligente esame ed una giudiziosa valutazione di tutte le varie fonti di lavoro, rilevava che per i 13500 circa braccianti del Comune, sarebbero occorsi 2.430.000 giorni per procurare un bilancio di 180 giornate annue di lavoro, mentre in realtà se ne poteva disporre di soli 1.526.867, con un deficit complessivo, e tragico, di ben 903.133 opere mancanti (so). (49) ARc1-11v1C0ENTRALEDELLOSTATOR, OMA, Ministero degli Interni, Gabinetto, Atti diversi (1849-1895), busta 8, fase. 6: Rapporti dei Prefetti di Ravenna. Cfr. pure Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Direzione generale agricoltura, VI versamento, buste 23, 153, 163. (50) P. CAGNONI (Per un ufficio provinciale di collocamento, in « Rivista agricola e commerciale», 30 nov. 1907, p. 430 ss.) riporta, forse per un errore di stampa, 803183 opere mancanti. « Nei pochi giorni trascorsi - scriveva allora il Cagnoni - non può affermarsi che vi siano profondi, radicali mutamenti nella situazione, giacchè mentre da un lato è aumentato notevolmente il numero dei braccianti, dall'altro sono indubbiamente aumentate, e in maggiore proporzione, le fonti del lavoro. È fuori di dubbio però che il deficit in parte esiste tuttavia, talchè la mano operaia è costretta a colmarlo riducendo la durata della giornata di lavoro fino all'inverosimile, ed elevando la mano d'opera a limiti talvolta esagerati e sproporzionati alla natura ed allo sviluppo delle colture. Nè questo è il minor male giacchè la instabilità di occupazione per sì larga parte della popolazione operaia e l'evidente mancanza di rapporti fra la disponibilità delle braccia e la possibilità di occupazione delle medesime, ha determinato quel particolare stato d'animo, nella nostra massa operaia, da cui hanno origine manifestazioni non certo normali - le quali tradiscono il profondo turbamento che pervade le classi lavoratrici - quali gli scioperi, i boicottaggi, il luddismo, l'applicazione scientemente esagerata delle tariffe e talvolta la non osservanza dei patti convenuti ... L'argomento (della disoccupazione) fu discusso con serenità, con larghezza di criteri, e mentre si constatava la necessità di provvedimenti immediati riguardanti più specialmente l'esecuzione di opere pubbliche, si affermava la necessità assoluta dello sfollamento se non permanente, almeno intermittente, dei nostri braccianti e si suggeriva alle amministrazioni interessate la creazione di Uffici di collocamento specialmente con carattere provinciale per provocare, dirigere, studiare e disciplinare l'esodo temporaneo e permanente di nostri braccianti ». Sulle cause della disoccupazione nel Ravennate e in genere in tutta la bassa pianura emiliana, disoccupazione che derivò non tanto da una « sovrapopolazione assoluta » ma bensì da una << sovrapopolazione artificiale », conseguenza del fatto che, a Ravenna e in certe parti dell'Emilia più fortemente che altrove,
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