L'AGRICOLTURA RAVENNATE DAL 1893 AL 1922 231 Motivi di speculazione e sconvolgitori dell'ordine sociale, ma soprattutto circostanze per i coloni particolarmente favorevoli e di enorme importanza nei loro aspetti economici e psicologici, avevano permesso e accelerato, dopo la prima guerra mondiale, la diffusione della proprietà coltivatrice. Si erano ascritti ai primi i guadagni accumulati negli anni precedenti, dal più povero bracciante al più avveduto affittuario, e la possibilità, in tale periodo, di pagare in pochi anni con i prodotti del suolo il podere acquistato. Il valore della terra, anche se poteva ritenersi, come sopra si è visto, assai elevato, non impensieriva affatto il lavoratore diretto che voleva acquistare. Egli non commisurava il valore del terreno alla moneta che doveva sborsare, ma badava solo a quello che la terra poi gli avrebbe reso. E, sotto questo aspetto, l'acquisto di terreno era più conveniente allora che in altri periodi, quando la terra costava meno, ma offriva un reddito proporzionalmente assai inferiore. I cospicui redditi derivanti dagli alti prezzi dei prodotti agricoli, le coltivazioni industriali, gli ortaggi di grande coltura, la vite, il lane, le piante da frutta e soprattutto gli utili di stalla, avevano consentito al contadino di poter disporre, in pochi anni, di notevoli quantità di capitali. Coloro che ,per un motivo qualsiasi, si erano trovati mancanti di mezzi ,con grande facilità erano ricorsi al credito e, contrariamente al passato, lo avevano chiesto, dopo il 1920, senza titubanze, sicuri di impiegare convenientemente il denaro preso a prestito e di potere con facilità far fronte all'impegno assunto. Il compratore poneva a confronto il valore della terra con quello dei prodotti che, da quella, avrebbe potuto ricavare. Il proprietario, estraneo spesso alla conduzione agraria, veniva allettato dalla ascesa del valore del suolo e si presentava alla vendita, persuaso che difficilmente in futuro avrebbe potuto realizzare dai suoi terreni prezzi più alti. Il movimento di acquisto da parte dei contadini, che ebbe un crescendo continuo fino al 1927-28, culminò solo nel 1929. Da allora in avanti decrebbe continuamente, e anche il valore del terreno, crescente fino verso il 1930 circa, iniziò da allora una fase inversa. Quasi tutti i prodotti agrari subirono, in un periodo più o meno rapido, una diminuzione di valore sensibilissima, e le entrate si assotigliarono enormemente, non procedendo con lo stesso rapporto la diminuzione, in valore, dei prodotti rispetto a quella delle spese.
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