Nullo Baldini nella storia della cooperazione

L'AGRICOLTURA RAVENNATE DAL 1893 AL 1922 nella Provincia di Ravenna, 17531 ha., ossia il massimo di tutta l'Emilia. « La più gran parte, anzi la quasi totalità di essi, si trova(va) in pianura ... Nella zona collinare (della Provincia) la natura del terreno ,povero e disgregato per le formazioni calanchive e le misere condizioni dei contadini, assoggettati dai medi e grandi proprietari a patti contrattuali quasi servili sino dall'antichità, impedirono che il fenomeno si verificasse nella stessa proporzione come in pianura. A Brisighella si raggiunse il 3 %, a Casola 1'1 %, a Riolo il 4 % della superficie agraria e forestale... Considerevole influenza sulla formazione del fenomeno esercitò... (nel Ravennate come) a Bologna e Ferrara il fattore politico, anzi qui forse più che nelle altre due provincie or nominate. A Ravenna, come a Lugo e a Faenza, i pochi operai delle industrie si univano alla classe numerosissima dei braccianti ,disoccupati, rigettati dalle cc larghe ))' ove oramai mancavano nuovi lavori di bonifica, verso le zone appoderate più ricche. La misera condizione in cui si trovavano questi lavoratori meglio li affratellava e li suadeva ad accogliere idee sconvolgitrici dell'ordine sociale esistente, accendendoli d'odio verso i mezzadri e i proprietari terrieri. Questi ultimi venivano così ad essere pressati sia dai braccianti disoccupati, sia dai mezzadri, i quali ultimi aspiravano ad ottenere concessioni a loro di terre, dalle mani dei grandi dei medi e dei piccoli proprietari borghesi a quelle dei coltivatori diretti o, come preferiamo dire, dei contadini». Circa un milione di ha., si è detto, cioè quasi il 6 % della totale superficie agraria e forestale italiana, e la quantità di terreno passata ad ogni acquirente (che normalmente era un capofamiglia) poteva stimarsi pari, nella media del Regno, a non più di 2 ha. « Si sarebbe dunque avuti 500.000 nuovi acquirenti sopra 3.8 milioni di capi-famiglia contadini (conducenti terreni propri, affittuari, coloni, o giornalieri ecc.). Ma la maggior parte di detti acquirenti erano già proprietari. Quanti lo divennero ex novo? Non abbiamo nessuna base scientifica per poter formulare una cifra. Ma, secondo i concordi rilievi dei nostri collaboratori, si può calcolare che circa 3/ 4 dei nuovi acquirenti e cioè 375.000 erano già piccoli proprietari autonomi o più spesso particellari, mentre 125.000 sarebbero diventati proprietari ex-novo. Quel milione di ettari si ripartirebbe dunque in 750.000 ettari passati ad ingrossare proprietà autonome o particellari già esistenti, e in ha. 250.000 intesi a formare nuove proprietà il più sovente particellari>> (G. LoRENZONl, Inchiesta sulla piccola proprietà coltivatrice formatasi nel dopoguerra. Relazione generale. L'ascesa del contadino italiano 11eldopoguerra, nella collana << Studi e monografie» dell'I.N.E.A., voi. XV, Roma 1938, p. 9). •

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