Nullo Baldini nella storia della cooperazione

226 GIORGIO PORISINI quei luoghi, al massimo di intensità dei trapassi aveva fatto riscontro ;l massimo dei prezzi unitari delle terre e dei canoni di affittanza (9). Presentatesi nell'agro ravennate le condizioni favorevoli alla accumulazione di risparmi colonici e moltiplicate le passibilità di guadagno, · si era sviluppata un'intensa e rapida attività di investimento di capirali nel padere, mirabilmente esercitata « nella creazione di una civiltà agricola singolare», nell'assunzione di imprese contadine, nell'acquisto e nel traffico di unità poderali. Dal 1900 al 1920 circa, era stata soprattutto la «larga» (luogo di dominio, come si è detto, della grande proprietà), che per opera di affittuari, veri industriali terrieri, provetti artefici -dell'agricoltura ravennate, aveva impresso per prima una spinta benefica al progresso della regione. Accanto alle grandi proprietà private, specie borghesi, non più assenteiste, aliene o indifferenti alla produzione, ma lanciate alla ricerca del profitto, tese al rinnovamento agricolo, si ponevano, fra le proprietà degli enti, i fortunati tentativi cli economia associata, le terre coltivate, in affitto o in proprietà, dalle cooperative di braccianti e contadini. Sede fino allora di una agricoltura arretra.tà e stazionaria, i terreni facenti parte di grandi proprietà risposero, nel primo ventennio del secolo, per primi, agli appelli del progresso agricolo, svilupparono i germi del generale miglioramento, diedero un moto di accelerazione all'attività produttiva generale, ampliarono il volume del mercato, stimolarono le iniziative commer- ·ciali. La grande perizia dei dirigenti e il loro spirito di convinzione aveva pe_rmtssodi battere la retta via, di emancipazione e progresso, a tutti di ammaestram_ento. La piccola _proprietà avanzava gradualmente, costituiv,,i la conduzione ideale per raggiungere ed allargare quella tra.qquìllità sociale di cui si sentiva allora, giustamente, tanto bisogno; rappresentava però, contemporaneamente, un momento di sosta nel progresso agricolo. Pochi proprietari coltivatori erano preparati a far bene da sè; moltissime volte essi avevano raggiunto, e raggiungevano, lo stato di emancipazione impreparati, rappresentavano una forza sperduta, egoistica, che non riusciva a dare all'ambiente una maggiore spinta in avanti. Si poteva affermare anzi, in linea generale, che sui fondi intestati a piccoli proprietari coltivatori, (9) D. GuzzIN1, Le imprese agricole ecc. cit., p. 37.

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