III. IL BESTIAME Analogamente, nel settore del bestiame, il secolo XIX aveva lasciato al Ravennate pessime stalle, con finestre strette e mangiatoie troppo corte, e le bestie erano costrette « a rannicchiarsi, a ravvicinare troppo gli arti e a prendere in conseguenza il difetto di appiombi» (1). « Il pollame ... - aveva scritto il Tanari nella Relazione del 1881 per la Inchiesta agraria Jacini - si alleva in piccole proporzioni ed alla buona presso le famiglie coloniche. Le qualità sono specialmente il gallo e la gallina comune. La razza cocincinese venne abbando~ata, perchè esigente nell'alimentazione, e poco piacente la carne. In picco! numero si allevava il tacchino e l'anitra. Di oche, cigni, pavoni, fagiani, piccioni, non si fa coltivazione speciale; sono in ristrettissimo numero le famiglie che se ne interessano. Le api, al pari del pollame, si trovano solo presso alcune famiglìe coloniche, le quali tengono tre o quattro arnie, ma senza darsi gran pensiero di ·governarle, e<l attendere al loro miglioramento. Anche queste sono di pochissima importanza» (2). A partire dai primi anni del XX sçcolo, invece, alle condizioni agricole gener_alj,..qualsii sono illustrate nelle pagine precedenti e alla produzione foraggiera elevatissima, non poteva non corrispondere una razza di bestiame rispondente ai bisogni e alle esigenze della regione, per numero e qualità (3). ( r) A. MoNTANARI, Alcuni difetti delle nostre stalle, in « Rivista agricola e commerciale», 31 gennaio 1907. (2) Atti della Giunta per la Inchiesta agraria ecc. cit., p. 571. (3) Miglioramento del bestiame. Congresso per il miglioramento del bestiame tenuto in Ravenna il 3 febbraio 1906, in A.S.C.R., 191 r, Tit. VI, rub. 7, fase. 1.
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