Nullo Baldini nella storia della cooperazione

II. L'AGRICOLTURA A RAVENNA DURANTE L' « ETA GIOLITTIANA » 1. Dagli inizi del secolo allo scoppio del conflitto 1915-18, il Comune e la Provincia di Ravenna acquistarono benemerenze che, nel campo agricolo, furono tali che essi divennero, quasi <li colpo, una fra le più fiorenti plaghe d'Italia. Le concimazioni chimiche, lo sviluppo delle colture industriali, l'allevamento del bestiame (che eguagliò, in intensità e qualità, fra il 19m e il 1925, quello della vicina provincia -di Forlì), confermarono e diedero ragione del posto preminente occupato dal Ravennate, nella vita agricola della Nazione, già prima del 1908-rn circa. La Provincia, estesa per circa 15.0 mila ha., destinava più di un terzo al prato artificiale di leguminose; aumentava notevolmente, nonostante la larga esportazione annua, il numero dei capi di bestiame bovino; consumava più di 300 mila q. di concimi fosfatici, 700 mila q. di concimi azotati e qualche migliaio di quintali di concimi potassici( 1). La concimazione chimica del terreno costituiva, insieme ai lavori profondi, la pratica che più di ogni altra concorreva a quel risveglio agricolo, che era onore e vanto della provincia romagnola. Perfezionare la concimazione chimica, ossia poter acquistare i concimi e a tempo opportuno spargerli sul terreno nella quantità richiesta dalle piante, costituiva il segreto per poter ottenere da queste i più elevati prodotti. La Provincia, e specialmente il Comune, di Ravenna primeggiavano per l'estensione concessa al prato artificiale di erba medica, per il modo con il quale questo veniva coltivato e per il giusto concetto che di esso avevano ormai i coltivatori, finalmente persuasi ( 1) A. BELLuccr, Sulla coltivazione del frumento in Provincia di Ravenna (risultati di esperienze), Ravenna 1913. 12

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