GIORGIO PORISINI La zona appoderata, rispetto alle « larghe», presentava, alla fine del secolo XIX, necessità relativamente limitate, bisogno di mi - gliorare ed ampliare le costruzioni rurali, rinnovare e mantenere piantagioni di alberi e viti, estendere le specie arboree da frutto, at - · trezzare i fondi per la coltura delle specie ortive da esportazione: miglioramenti insomma, e perfezionamenti, anche intensi, ma no n cambiamenti radicali nella « m•acchina poderale». Nelle «larghe» invece, occorreva un'opera metodica e.clincessante di miglioramento fondiario, bisognava scavare fossi raccoglitori e scoline, sistemar e strade e cavedagne, appianare terreni, costruire case e stalle. L'immensa azienda, disalberata e disabitata, doveva essere ridotta in « tenute » perfettamente sistemate, divise in poderi, con belle case e fab - bricatt per proservizi (33). Viti, frutta e coltivazioni industriali , con piccole industrie annesse alla colonia, dovevano essere piantate , costruite e diffuse sui fondi. L'agricoltura tradizionale avrebbe dovuto affrettare la sua lenta evol~zione, scatenare un processo destinato ad elevare la rendita , allargare il benessere, incrementare gli investimenti, migliorare e d accrescete ogni attività economica, mutare l'equilibrio dei vecchi rap - porti sociaii e di produzione. Una trasformazione per la quale occor - revano enormi quantità di capitali, e che iniziata e diffusa nell'età gio - littiana, fu poi estesa e perfezionata fino a comprendere, tranne poche eccezioni, ogni settore agricolo produttivo, nel ventennio seguente, ne ll'intervallo grosso modo fra la prima e la seconda guerra mondiale . (33) G. BARBERI, Delle condizioni economico-rurali ecc. cit., pp. 30-31.
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