L'AGRICOLTURA RAVENNATE DAL 1893 AL 1922 175 torbide del Lamone aveva colmato, e stava colmando, le valli che da Ravenna andavano a S. Alberto, e molti privati agricoltori, che con coraggio, intelligenza e non pochi anni di attività, avevano assecondato l'opera del Governo, procurato lavoro a migliaia di operai contribuendo così, per quanto in loro potere, ad alleviare il guaio della disoccupazione, conseguenza dell'aumento continuo della popolazione e dell'incessante incremento del numero dei braccianti (30). Il Comune vantava la classica bonifica per colmata, e il terreno redento dalla stratificazione delle bellette appariva di una fertilità e di una freschezza quale di meglio non si sarebbero potute riscontrare. Disgraziatamente, ·però, la bonifica per colmata, un tempo assai facile da attuare (31), diveniva per la carenza delle torbide e l'elevarsi del prezzo della mano d'opera sempre più lenta e costosa, mentre quella meccanica, che avrebbe potuto in brevissimo tempo risanare le terre, era in genere esclusa o assai poco adottata per il ricordo, non lieto e ancora presente, dei primi insuccessi cui erano andate incontro, nella applicazione di questo sistema, alcune società bonificatrici nel vicino territorio ferrarese (32). (30) Nella seconda metà del sec. XIX erano stati redenti dalle acque 6639 ha. (4024 dallo Stato e 2615 da privati); paludi che, per molti mesi dell'anno, rimanevano coperte da acque stagnanti, e d'estate imputridivano. Con una media altimetrica di soli 0,40-0,43 metri sul livello del mare, lo sbocco degli scoli verso di esso risultava difficilissimo. Sulla base della legge 25 giugno 1882, n. 869, serie III, i terreni bonificabili nell'agro ravennate erano, in sintesi, i seguenti: prativi acquitrinosi Kmq. 26857, vallivi Kmq. 49523, risaie Kmq. 18545, paludi e relitti di mare Kmq. 66402, totale Kmq. 161.325. In questa zona (che si estendeva, non interrotta, dal Savio al Po di Primaro, e che, radente l'Adriatico, sfiorava a destra la marina) non era possibile alcuna coltura. Per le forti e continue esalazioni, le valli del Ravennate erano causa di malaria e febbri intermittenti, fonte miasmatica per la popolazione locale (A.S.C.R., 1900, Tit. VI, fase. 4, rub. 3). (31) Per il periodo che va dagli inizi del secolo XVIII al 186o, cfr. la nostra monografia sull'agricoltura ravennate, di prossima pubblicazione a cura della Banca Commerciale Italiana. (32) A. BELLucc1, Relazione sulla attività della Cattedra ambulante d'agricoltura nel biennio 1903-04, Ravenna 1905, pp. 149 ss. e 192; R. GuLMANELL1, Per la bonifica dal Reno al Pi.-ciatello, in « Rivista agricola e commerciale >, 1912, p. 99 ss.; La bonifica della valle Standiana, in « Rivista agricola e commerciale», 1913, pp. 561-62; BELLucc1-BARBOLIN1, La bonifica della valle Standiana, Ravenna 1913, p. 30.
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