Nullo Baldini nella storia della cooperazione

L'AGRICOLTURA RAVENN:\TE DAL 1.893 AL 1922 171 nite) si trovò che, al ritiro delle acque, il terreno era stato considerevolmente innalzato dai depositi lasciati dalla inondazione, venne l'idea della possibilità di sfruttare i numerosi fiumi della zona, per alzare artificialmente il terreno e contemporaneamente per le irrigazioni necessarie alle umide colture. « Nel 1840 il Governo pontificio cominciò sulla valle del Lamone le bonifiche, che furono continuate e successivamente estese dal Governo italiano. Questo facevano i due Governi per ragione d'igiene pubblica. Ma i privati si posero ad imitarli quando videro che i prezzi del riso e delle altre derrate essendo già allora in aumento e l'interesse del capitale -in ribasso, il prodotto compensava il capitale investito nella terra. Quindi le paludi si colmavano e (si) riducevano a risaie; le risaie poco a poco in prati artificiali, e poi in colture asciutte; e le colture asciutte provenienti dalle risaie, od anche dalle terre della parte alta erano progressivamente intensificate... Fra i proprietari ve ne furono che presero l'iniziativa con molta intelligenza e perseveranza, guidati da uno spirito certamente -di utilità sociale, ma nello stesso tempo col proposito di assicurare ai propri capitali un impiego remuneratore. Aumentava la produzione della terra e la popolazione pure aumentava, traendo le sue risorse prima dal fondo stesso migliorato, poi dalla coltura delle risaie, che continuava ad estendersi e a conservarsi remuneratrice. Quando una famiglia non poteva più alimentarsi sul fondo assegnatole, si divideva; qualche membro ne usciva, o per impiantare una nuova famiglia colonica in un altro fondo, o per entrare nella classe dei braccianti, condizione che fu sempre accettata come il peggior partito e col convincimento di cadere in più bassa fortuna, anche quando il bracciante non era preoccupato della mancanza di lavoro... ». Dopo il 1882, invece, per effetto della diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli e, in particolare, di quelli del riso, gli « affittuari risaroli », anche per le contemporanee annate di siccità che impedirono le buone colmate, si trovarono in poco tempo rovinati. Alcuni ottennero rescissioni di contratto; pochissimi trovarono vantaggioso proseguire anche col ribasso dei canoni. I proprietari coltivatori di risaie si videro costretti a restringere la coltura del riso, « e laddove le condizioni altimetriche e la natura del terreno lo permettevano, la surrogarono con un'altra assai meno costosa, cioè quella dell'erba me-

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