L'AGRICOLTURA RAVENNATE DAL 1893 AL 1922 anzi, per « bontà agrologica », teneva con Cervia, nel circondario, l'ultimo posto dopo Alfonsine e Russi (IO). Il territorio comunale era soggetto a grandini, brine, nevi e geli perduranti, inondazioni frequentissime per i molti fiumi che l'attraversavano. La mortalità, per la scarsa salubrità dell'aria, era assai elevata: 3,38 %-Malattie, infiammazioni e febbri periodiche colpivano la popolazione rurale (11). Le industrie locali non procuravano utili impieghi ai prodotti agricoli della zona; esercitavano un'influenza nulla, o quasi nulla, sulle condizioni economiche del contadino e della agricoltura (12). Mancavano i caseifici e le latterie sociali, le industrie dei drappi, delle tele, dell~ seta. Una sola società enologica, di ristrette dimensioni, e una pileria di riso venivano ricordate nel 1886. A danno degli agricoltori si esercitava l'usura, somministrando ai numerosi coloni indigenti generi in natura al 25 •%-Prendendo a termine normale il saggio del 6 ·%, si poteva dire che l'usura in denaro si praticava poco. Non vi erano istituti di beneficienza che giovassero, o potessero giovare, in concreto, agli agricoltori. Una sola banca, quella Ghezzo, privata e con sede centrale a Forlì, di quelle esistenti a Ravenna (Banca Nazionale, Cassa di risparmio, Cassa di risparmio postale, Banchi privati), sono stati da noi raccolti ed elaborati, utilizzando le volture del catasto del 1898-1900 (G. PoRISINI, La distribuzione della proprietà fondiaria a Ravenna n~l 1898-1900, in « Economia e Storia», 1961, n. 1). (IO) Per un utile confronto fra la situazione agricola del Ravennate e quella contemporanea della Lombardia, cfr. il recente volume di M. ROMANI, Un secolo di vita agricola in Lombardia ( 1861-1961 ), Milano 1963. (u) Atti della Giunta per l'Inchiesta agraria ecc. cit., p. 565 ss. (12) Negli ultimi anni del secolo esistevano, nel Comune di Ravenna, solo 12 forni e 4 pastifici, capaci di produrre giornalmente 50 q. di pane e 8-12 q. di pasta. Assenti i mulini a forza continua, i 12 a forza non continua che si trovavano nel Comune erano in grado di macinare, in 24 ore, da 360 a 600 q. appena di grano. I carri a due ruote, 166 in tutto, trascinati ognuno da due bestie, erano i cosiddetti biroccini, con le sponde e l'armatura sopra di esse; gli 8~ a quattro ruote, mossi ognuno da 2 a IO bestie, a seconda del bisogno, erano i carri a barra propriamente detti, bassi e senza sponde, che servivano a molteplici usi, « potendosi anche dislegare » (ARCHIVIOSTORICOCOMUNALEDI RAVENNA(A.S. C.R.), 1898, Titolo VI, rubrica 6, fascicolo 3).
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