L'AGRICOLTURA RAVENNATE DAL 1893 AL 1922 157 prato e relative semenzine (3). Non esistevano colture arboree. L'unità colturale tipica, chiamata boaria, era rappresentata da una casa per il boaro, attorno alla quale si estendeva una certa superficie di terreno, variabile nelle sue dimensioni, ma sempre piuttosto ampia e di molto superiore ai 30-40 ha. (4). Scarsi i fabbricati e quasi irrilevante l'allevamento del bestiame. La conduzione era basata su un sistema misto di salariato e compartecipazione. Lo sfruttamento del terreno era compiuto da grandi affittuari, classe intelligente e altamente benemerita per lo sviluppo della agricoltura locale e, dopo il 1883, da cooperative di braccianti agricoli, anch'esse assai tenaci nell'incrementare le produzioni, aumentare la potenzialità economica delle colture, risolvere i problemi della sistemazione delle acque e delle concimazioni (5). Estese per 30-35 mila ha. (6) e luogo di dominio della grande azienda, le «larghe», alla fine del secolo scorso, non -davano però ancora l'intera misura della loro potenzialità produttiva. I maggiori e più moderni lavori di bonifica, iniziati dopo la famosa rotta del Lamone del 1839, furono ultimati solo dopo il 1940, quando, dopo un colossale lavoro, risultarono conquistati, per l' agricoltura, 8000 ha. circa di terreno coltivabile. Già famose per la particolare forma di cooperazione fra gli operai, le « larghe » furono teatro, dopo il 1883, di gravi conflitti fra padroni e braccianti, lotte destinate però, dopo pochi anni, a trasformare radicalmente la zona, a farla modello di una agricoltura avanzata e di una razionale organizzazione (7). (3) Solo più tardi, ma già prima del 1910 circa, in seguito alla estensione data alla bietola, la combinazione colturale, nelle « larghe », si modificherà, polarizzandosi sulle tre colture seguenti: frumento, bietole e medica, quest'ultima da foraggio e da seme. (4) L. GAMBI, La casa rurale nella Romagna, Firenze 1950 e L'insediamento umano nella regione della bonifica romagnola, in << Memorie di geografia antropica», vol. III, Roma 1949. (5) Su questo punto, dr. più avanti, il cap. V. (6) A. PAGANI, Monografia economico-agraria della Provincia di Ravenna, in Annali dell'Osservatorio di Economia agraria di Bologna, voi. I, 1927, Piacenza 1928, p. 266. A detta del Perdisa, invece, 38 mila ha. circa (L. PERDISA, Le «larghe» del Ravennate e la loro trasformazione fondiaria, Bologna 1941, p. 201). (7) Nel 1921, le varie cooperative di lavoro, nella Provincia, assumeranno
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