ALDO BERSELLI ne affisso un piccolo manifesto sulla porta del locale dove doveva aver luogo la riunione e sui pali telegrafici delle vicinanze. Con quel manifesto, firmato la Brigata Garibaldi ( ?) certamente per incutere maggior paura, si inibiva ai soci di partecipare alla riunione perchè " nonostanie la diffida datami di dimettermi da Commissario della Federazione continuavo a collaborare col fascismo e coi tedeschi tradendo così la Patria! " » (48). Si vuole insomma che Nullo dia le dimissioni per « rag.ioni politiche » (49). Due settimane dopo, Alessandro Pertini, carissimo amico e compagno, che Nullo aveva conosciuto a Parigi sin dal 1926, di passaggio per Bologna, gli scrive: « una lettera piena di espressioni di stima e •di affettuosità », ma lo consiglia altresì <li « lasciare la carica di Commissario per non essere tacciato di essere collaboratore degli assassini del nostro povero Buozzi » (so). Ma neanche questo duro interve~to di Pertini induce Nullo a ritirarsi: « •.. sono sicuro», scrive, « che, se egli fosse stato edotto che la mia nomina avvenne nel periodo ba<loglianoa seguito di -insistenzefatte a Roma dagli operai soci delle (48) Dattiloscritto Utili, p. 44. (49) Dattiloscritto Utili, p. 44. Scrive, infatti, Nullo: « Con un socialista appartenente al Comitato Regionale del C. d. L. N., per sua stessa confessione filo comunista e quindi di avviso (pur protestando contro le accuse "diffamatorie dei comunisti) che io avrei dovuto per ragioni politiche presentare le mie dimissioni da Commissario, venuto a trovarmi ebbi con lui una lunga conversazionè nella quale tutti i lati della questione furono esaminati. Gli esposi l'opera mia e le ragioni che mi consigliavano di restare al mio posto, non ultima la ragione che nella vita mai avevo accettato imposizioni nella forma usata c:Err· comunisti. Non avendo seri argomenti per controbattere le mie ragiÒni disse testualmente: " questa accusa di collaborazionismo nasce dal fa1to che il fascismo ravennate ti lascia indisturbato a capo della Federazione ". Mi · fu facile rispondere che questa pretesa benevolenza del fascismo verso la mia persona riguardava il fascismo e non me e che io non potevo pregare le gerarchie fasciste di farmi oggetto della loro persecuzione per liberarmi dalla stolida accusa. Poteva anche darsi che si mirasse a screditarmi presso gli antifascisti, ma di questa possibilità io non mi curavo convinto che quanti mi conoscevano e conoscevano il mio passato di riducibile [ leggasi: irriducibile] avversione al fascismo, per cui accettai stoicamente diciotto anni di esilio, lontano dalla mia famiglia, compresi gli stessi miei avversari di buona fede, non avrebbero creduto al mio tradimento :i) (Dattiloscritto Utili, pp. 52-53). (50) Dattiloscritto Utili, p. 45.
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