PROFILO DI NULLO BALDINI i tempi, di tutte le nazioni, di tutte le fedi» (4); attorno a lui, nello stesso albergo, è un gruppo di emigrati italiani. Nell'ottobre del 1926 arrivano anche Vera e Menè Modigliani, accolti con gioia da Nullo. Vera così lo ricorda: « Un gigante dagli occhi chiari, dal volto raso, dai capelli ancora biondastri, non folti, ma sollevati sulla fronte. Un gigante quanto al fisico, toccato dagli anni appena nell'andatura: un gigante quanto al morale ... ha un po', nel suo modo di fare, la ruvidezza dell'uomo abituato a comandare, a dirigere. Non solo non la cela, ma se ne ammanta. iÈ un rustico, ma sa esser gioviale al momento buono. Ama dire di se stesso che è un contadino. È attaccato alla sua terra, alla sua Romagna, alla sua Ravenna, con cuore d'innamorato. Predilige i cibi di "casa sua" (Ah! quelle tagliatelle, quei cappelletti!); parole del suo dialetto gli affiorano continuamente alle labbra >> (5). Vita di esuli : una capatina al modestissimo caffè alla sera, per ritrovare amici e compagni; i pranzi alla « popote » messa su da Vera, poi in un locale più ampio, sempre dell'Unione Cooperative, con « tavoli, ricoperti con una tela cerata a gran fiori colorati », riuniti in modo da fare un lungo tavolo e a capo di esso, a « dirigere tutti », « sempre Baldini » che « si piccava di saper fare la cucina ed era buongustaio e buon mangiatore », che « aveva preso in mano il mestolo, e non in senso metaforico! » : « faceva le parti con spirito di giustizia~ ma con una parsimonia che a me pareva eccessiva » (6). All'Unione Cooperative, alla « popote », ecco arrivare anche Buozzi, e, nel dicembre del 1926, Treves (che prese stanza nell'albergo della Tour <l'Auvergne, e vi restò insieme a Nullo anche quando Modigliani e molti altri se ne andarono), e tanti ancora. Anche in esilio Nullo è inevitabilmente tratto ad operare nei due campi : cooperazione e politica, incontrando in entrambi difficoltà e amarezze notevoli. Nei primi anni - dal 1925 al 1932 (4) V. MoDIGLIANl, Esilio, Milano 1946, p. 45. (5) V. MomcLIANI, op. cit., p. 46. (6) V. MoDIGLIANI, op. cit., pp. 59-60. Vera Modigliani ricorda la struggente malinconia e la tristezza del primo Natale in esilio: « ci vollero le tagliatelle alla bolognese di Baldini e qualche bicchierotto di vino supplementare, per riscaldare l'ambiente» (op. cit., p. 86).
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