PROFILO DI NULLO BALDINI Il 29, ricorda Nullo, la sede della Federazione delle cooperative e la tenuta di Mandriole « furono invase dai fascisti i quali impedirono la partenza di carri di fieno e avena che trasportavano a Ravenna per essere caricati sopra due piroscafi che si trovavano nel canale Cand1ano e per i quali, a norma del contratto di noleggio, era stabilita una stallia di L. 5.000 per ogni giorno di ritardo del carico. A mezzo di mia sorèlla venuta appositamente a Roma, io fui informato di quanto succedeva a Ravenna. Mi portò anche una lettera del Direttore del Credito Romagnolo colla quale, data la nuova situazione politica che si era creat!l,, invitava la Federazione di pagare entro quindici giorni quattro milioni di lire prestatile contro rilascio di una cambiale in bianco con avvertimento che in caso contrario si sarebbe spiccato precetto. Tale prestito era stato creato in attesa della stipulazione di un mutuo sulla tenuta Raspona già ammesso dal Credito fondiario dell'Istituto di Credito della Cooperazione (ora Banca del lavoro). La cambiale portava anche la mia firma d'avallo chiesto dal Direttore per tenermi, come disse, legato alla Federazione di fronte a ogni evento» (41). Incominciavano le vere difficoltà per il movimento cooperativo e si potevano notare i primi effetti di una politica voluta dagli agrari: si incominciava, cioè, a rendere difficile la vita all'organismo economico baldiniano, sottraendogli la cosiddetta « protezione » ed i cosiddetti « favori » e, nel caso specifico, l'aiuto della Banca locale. Si iniziava, non è chi non lo veda, una nuova politica. Si voleva strangolare il movimento cooperativo? Si voleva ricondurlo all'accettazione dei principii liberali e a vivere in regime di libera concorrenza nella previsione che, nella nuova situazione, l'organismo stesso si sarebbe sfaldato? L'uno e l'altro, direi. Era, certo, una politica più arretrata di quella giolittiana; una politica che assumeva molti aspetti reazionari. Certo, nei primi mesi, le dichiarazioni responsabili dei nuovi ministri e di Mussolini stesso non furono aprioristicamente avverse alla cooperazione, non suonarono subito a morto; specificavano, però, che doveva trattarsi di cooperazione «sana» (42). C'era dunque da (41) Dattiloscritto Utili, p. 26. (42) Anche dichiarazioni fatte da Mussolini a Vergnanini lasciavano
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