Nullo Baldini nella storia della cooperazione

120 ALDO BERSELLI con le mani nei capelli e i segni della disperazione sul viso, ho compreso tutta la sua tragedia. Andavano in cenere in quel momento, col palazzo delle cooperative di Ravenna, il sogno e le fatiche della sua vita » (28). ·1n effetti si trattò solo di una dimostrazione di forz·a la quale però provava ormai due cose: 1) che il Governo non era più in grado di far rispettare la legge e di mantenere l'ordine; 2) che le forze socialiste non erano .compatte in un fronte unico contro le violenze fasciste, che non avevano la forza di batterle, e che parte di esse si illudevano di poter evitare la catastrofe finale ponendosi su un piede di « non belligeranza ». Mai come allora furono di attualità le parole del Cattaneo : « Le follie non ridanno mai la pace; battere, arrestare, uccidere è furore di sètte, non lotta di partiti politici; questi voglion essere umani, quelle uccidono l'umanità ». Ma questo moni~o stupendo poteva apparire e restare un'affermazione moralistica in un momento di dispiegata violenza. La condotta della Federazione socialista ravennate fu di raccoglimento, di riflessione: « Elevando lo spirito al disopra delle ire infeconde, ricordando con lo strazio nell'animo i poveri morti, perseguendo la non inutile missione alla quale rimangono tutt'ora votate e decise le energie nostrè, oltre la barbarie consumata in questi giorni, oltre il sangue ed oltre il rogo, per il paese che ci vide nascere ed operare, per la fede nella forza ricostruttiva e liberatrice dell'organizzazione operaia, per gli ideali di umanità per i quali abbiamo amato e soffeno, oggi . come ieri e come sempre ritorniamo alla serenità del lavoro» (29). E la « Romagna Socialista » : « Non abbiamo sconfessioni da emanare; scomuniche da lanciare. I partiti e 1~ organizzazioni responsabili della volontà deJle masse giudicheranno i loro organi rappresentativi, e regoler~ò- la loro condotta in conseguenza del giudizio ... L'episodio grave di poche giornate può forse distruggere l'opera diuturna di più di un trentennio della nostra vita economica? Riconciliamo la nostra giornata di oggi con quella della vigilia, poichè la orditura non è smarrita e i fili non sono spezzati » (30). (28) I. BALBO, Dia1·io 1922, Milano 1932, p. 103. (29) « La Romagna Socialista>, 5 agosto 1922. (30) < La Romagna Socialista >, 5 agosto 1922, Dopo la tormenta.

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