Nullo Baldini nella storia della cooperazione

PROFILO DI NULLO BALDINI II3 Contro « l'offensiva sabotatrice degli agrari», Nullo si batte con energia e senza tregua (17). Ma l'offensiva giornalistica, per quanto puntigliosa e petulante, in effetti rappresenta solo una poco producente pressione sui poteri centrali: troppo forte, florida, tecnicamente ben organizzata era la creazione baldiniana. Ecco quindi muovere contro di essa, contro questa formidabile organizzazione economicosociale che è anche una concreta organizzazione politica, con altre manovre aggiranti come quelle intese a far entrare nel consiglio di amministrazione delle cooperative persone designate da organismi estranei al movimento di classe: è un tentativo di impadronirsi delle cooperative per spezzarne del tutto l'opera di resistenza economica e politica. Ecco infine muovere all'attacco le squadre fasciste, longa manus della reazione degli agrari e dei commercianti: incominciano e si sviluppano le « spedizioni punitive » sulle persone e sul patrimonio delle cooperative. Appare ormai evidente che la violenza e la reazione fasciste diventano sempre più audaci e pericolose e che esse stanno per puntare su Ravenna (i sintomi sono chiari: rottura di patti di lavoro, rappresaglie alle organizzazioni, distruzione delle trebbiatrici, episodi vari di aggressioni ad operai), senza trovare alcuna repressione da parte delle autorità governative. In questa situazione si apre, nel giugno, il congresso di Forlì nel quale si impone l'imperativo di scegliere una concreta linea di azione apparendo più che mai necessario uscire dall'inerzia e dalla indecisione, dalla marea dei se e dei ma. La voce di Nullo si fa sentire forte e ammonitrice; egli cerca la difesa delle cooperative anche nell'appoggio del Governo: << Il Partito deve cambiare tattica se vuol difendere validamente le organizzazioni operaie », afferma. È necessario porre il problema nei suoi veri termini ed affrontarlo nella sua complessità; è necessario abbandonare la tattica « rinunciataria e negativista » che sembra prevalere negli organismi dirigenti il partito, e c.he non risponde più ai bisogni della situazione; è necessario modificare la tattica come si fece in altri momenti storici per necessità analoghe, nel 1898 e nel 1914. Che cosa è, in fondo, la tattica, se non « forse il modo che si stabilisce a seconda delle contingenze per (17) « La Romagna Socialista», II marzo 1922, III Congresso dei Comuni socialisti di Romagna. 8

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