IL DOPOGUERRA. PRIMA E DOPO IL 28 OTTOBRE 1922 La rivoluzione russa, è noto, esaltò una parte della classe operaia. La sua influenza si fece sentire anche sul proletariato ravennate. Nullo non soggiace al mito, afferma subito di ritenere la rivoluzione russa una esperienza da non potersi trasferire in Italia anche se riconosce che essa ha segnato « un solco incolmabile fra il regime passato e l'avvenire socialista » ( 1). Nel dopoguerra Nullo svolge un'azione incisiva ed ha una visione lucida dei problemi e della situazione. Egli rivela statura, non solo di organizzatore nel campo economico (2), ma anche di uomo politico. Sono anni drammatici, nei quali le suggestioni sono infinite, i cedimenti come gli irrigidimenni possono essere egualmente errori. Non è facile rimanere fermi in una posizione coerente, avanzata e realistica nello stesso tempo, senza perder la testa in un momento nel quale i massimalismi o le involuzioni conservatrici e reazionarie appaiono soluzioni logiche, o efficaci ed utili. Non è facile resistere ai miti, guardare con occhio calmo e spassionato nel fondo della realtà sociale, cogliere, in una indagine pacata e realistica, le respon- (1) V. 1. di Nullo a Mario Missiroli, da Ravenna, 9 novembre 1919, m « Il Resto del Carlino>, 11 novembre 1919, Una lettera di Nullo Baldini. (2) Notevole il suo intervento al Congresso delle Cooperative Agricole, tenutosi a Reggio Emilia il 24 febbraio 1918. Egli chiese al Governo di favorire con rapida procedura la costituzione di cooperative; di assicurare con forma di anticipo ai lavoratori della terra l'approvvigionamento delle materie, delle macchine e degli attrezzi necessari all'agricoltura; di dare alla collettività dei lavoratori la preferenza nelle assegnazioni di terre demaniali, di terreni requisiti all'inerzia dei latifondisti e dei propretari (v. P. D'ArroRRP., art. cit., loc. cit., p. 11). Per quest'ultimo obiettivo, presto Nullo passerà all'azione.
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==