Nullo Baldini nella storia della cooperazione

... ISTITUTO DI STORIA ECONOMICA E SOCIALE DELL'UNIVERSITÀ DI BOLOGNA FONTI • RICERCHE • TESTI COLLANA DIRETTA DA LUIGI DAL PANE NULLO BALDINI NELLA STORIA DELLA COOPERAZIONE Saggi J; A. BERSELLI • A. BERTONDINI • L. DAL PANE S. NARDI • A. PAGANI • G. PORISINI Con pr,fazion, Ji LUIGI DAL PANE MILANO - DOTT. A. GIUFFRÈ - EDITORE - 1966

ISTITUTO DI STORIA ECONOMICA E SOCIALE DELL'UNIVERSITÀ DI BOLOGNA FONTI • RICERCHE TESTI 1COLLANA DIRETTA DA LUIGI DAL PANE 4 -NULLO BALDINI NELLA STORIA DELLA COOPERAZIONE Saggi J; A. BERSELLI • A. BERTONDINI • L. DAL PANE S. NARDI • A. PAGANI • G. PORISINI Con pu/azione cli LUIGI DAL PANE MILANO - DOTT. A. GIUFFRÈ - EDITORE - 1966

TUTTI DIRITTI SONO RISI::RV.\TI (1~6) SOC. TIP. « MULTA P.\UCIS » - VARESE - VIA G. GOZZI, 29

f PREFAZIONE Il Comitato costituitosi a Ravenna sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, per commemorare il centenario della nascita di Nullo Baldini, decise fra l'altro di pubblicare un volume inteso ad illustrare la vita e l'opera del Baldini sulla base di ricerche originali condotte con criteri rigorosamente scientifici. L'incarico di realizzare la lodevole iniziativa fu affidato a me nella mia qualità di studioso del movimento operaio e di direttore dell'Istituto di Storia economica e sociale dell'Università di Bologna. Dopo tre anni d'intenso lavoro ho il piacere di presentare agli studiosi e a quanti si interessano di storia sociale e di economia politica questo volume, che raccoglie i saggi di Aldo Berselli, Giorgio Porisini, Alfeo Bertondini, Sergio Nardi, Aldo Pagani e Luigi Dal Pane, tutti emiliani d'origine e in prevalenza titolari, incaricati o assistenti nelle Università, specie in quella di Bolo~na. L'invito a collaborare era stato rivolto ad altri studiosi, che però non poterono recare all'opera il contribi,,to della loro competenza. Tuttavia sono riuscito ad attuare il piano che mi ero prefisso nelle sue linee fonda,. mentali: collocare la biografia di Nullo Baldini nell'ambiente suo e vederla farsi e concrescere e muoversi in rapporto alle condizioni, al loro porsi e al loro mutare; cercare nella storia e nella scienza i criteri essenziali per una valutazione oggettiva dell'opera del Baldini. Quali le sorgenti da cui rampolla la cooperazione baldiniana? Quali l'economia e la società del tempo, i partiti, le forze storiche, i problemi, gli atteggiamenti, il movimento operaio socialista,le idee? Quali gli uomini che impersonarono quelle idee? E come nacquero in essi e si plasmarono e si modificarono secondo il mutare delle circostanze?

VI PREFAZIONE La biografia vera non può esaurirsi nella pura cronologia, ma deve procedere dalle cose agli uomini e da questi•a quelle attraverso complesse mediazioni. Gli uomini non sono semplici specchi delle cose, ma reagiscono ad esse e da questo confiitto nasce la sintesi. Il fatto è particolarmente visibile in coloro che hanno· partecipato alle grandi lotte sociali tra la fine del secolo XIX e la prima metà del XX. Le misere condizioni del proletariato agricolo romagnolo hanno generato la protesta, la ribellione, le idee generiche di sovvertimento. Poi la lotta ha individuato obbiettivi più vicini e precisi, si è sostanziata di problemi e di dati concreti attraverso il contatto con le cose, si è organizzata con fini immediati, si è tradotta in realizzazioni nuove. La biografia dei principali attori di questo dramma è piena di codesti motivi e di codeste ricerche: sforzo di comprendere i bisogni, le aspirazioni ancora confuse, i moti ancora indistinti, di sussumerli in se stessi e di chiarirli entro la propria coscienza e la propria mente, farli emergere dalla vita in comune nei quotidiani contatti, nelle riunione delle leghe e àei partiti, nelle manifestazioni di piazza, dovunque si sprigioni od irrompa l'anima popolare, nel tumulto delle passioni o negli slanci generosi. Le esperienze di questi uomini non si possono capire e giudicare a freddo fra le carte degli archivi e le note della burocrazia, ma bisogna, per comprenderle appieno, esserci passati dentro, talvolta come attraverso un fuoco che divampa, talvolta invece come in una festa campagnola fra l'ondeggiare delle bandiere e le musiche delle bande e le note gioiose degli inni rivoluzionari esaltanti il lavoro e la libertà. Un facile sociologismo tenterebbe subito di costruire vari tipi di agitatori e di rivoluzionari. Entro certi limiti ciò è possibile. Ma non è legittimo il metodo generalmente seguito: quello di procedere sulla base di pochi dati frettolosamente generalizzati. Il tentativo di definire un tipo sociologico è ammissibile solo dopo che la ricerca storica abbia fornito un adeguato numero di biografie circostanziate e precise. Nella gamma molteplice che l'esperienza comune ha offerto all'osservazione dei contemporanei sono apparsi sul palcoscenico i rivoluzionari idealisti, come Cafiero, banditori di alti ideali umani che tutto attendevano da una palingenesi sociale; i mestieranti e i pro-

PREFAZIO~E VII fittatori, che si sono fatti delle folle un piedistallo per soddisfare le loro ambizioni; i costruttori di nuove istituzioni che, come il Baldini, hanno cercato di risolvere i problemi dei loro luoghi e dei loro tempi attraverso opere di immediata attuazione. Per questi ultimi la biografia s'innesta più che mai sul terreno da cui trae la linfa vitale, il suo impulso immediato. Sarebbe agevole tratteggiare un ritratto del Baldini sullo sfondo psicologico dei romagnoli del buon tempo antico. Certo la semplicità dei costumi, la schiettezza e la generosità del carattere, l'istintiva onestà, l'entusiasmo e il coraggio operativo gli derivano dalla mentalità diffusa nei ceti popolari della sua Ravenna. Ma lo sviluppo della s.ua personalità, la genialità creativa dell'imprenditore e la competenza dell'amministratore e del/' organizzatore si realizzano attraverso il diuturno contatto con le esigenze e i problemi delle lotte del lavoro. Perciò scrivere di lui è scrivere anche dell'economia, della società, del lavoro, delle lotte politiche del tempo suo. Nell'incessante dialogo fra l'uomo e le cose la personalità del primo si espande, rifiuisce e si ritorce sopra di esse. Nasce a poco a poco in un continuo accavallarsi di sforzi, di sondaggi, di prove e di riprove, la sua costruzione innovatrice. Di essa abbiamo voluto fornire un'illustrazione documentata. Infine ci siamo domandati: qual è il valore di quest'opera? Un criterio di valutazione può essere tratto da quanto di essa è rimasto. E questa già è una misura della sua grandezza. Un secondo criterio può fondarsi sopra un raffronto tra i fatti e le idee che li ispirarono. Qui il terreno è meno sicuro, più soggettivo il giudizio. Un terzo criterio infine ci è offerto da uno studio più complesso, volto a considerare i risultati dell'indagine teorica sopra il fatto cooperativo. Molte discipline, dalla economia alla sociologia e alla politica, concorrono a chiarire fatti ed idee. Perciò contributi illuminanti po.ssono venire da diverse parti, anche dagli interessi c11e nascono dalla vita presente.

VIII PREFAZIONE Nel lungo e vario e complesso fiorire d'indagini dottrinali e teoriche, che la scienza economica italiana ci ha dato della cooperazione, emerge una valutazione in genere positiva sulla originalità e sull'importanza della cooperazione di produzione e di lavoro, quella esperienza peculiare all'Italia che è legata al nome e all'opera di Nullo Baldini. Il quale fa parte di quella schiera di uomini veri, che seppero dare alla propria azione l'impronta di un'alta moralità, fondata sulla rettitudine e sul disinteresse. Nei rivoluzionari e nei socialisti di questo tipo emerge l'alta dignità del carattere morale, senza cui gl'ideali di rinnovamento sociale affogano nel ciarlatanismo e nella retorica. Non bisogna infatti dimenticare che la cooperazione, specialmente e soprattutto quella di produzione e di lavoro, rappresenta una scuola di solidarietà e un mezzo di pedagogica. sociale, nella quale molti hanno visto una preparazione a un ordinamento in cui i proletari imparino, partendo dall'esperienza di tutti i giorni, a gestire direttamente la produzione. Questi semplici accenni, che trovano nel volume ampie trattazioni e larghi svolgimenti, ci portano subito a precisare che gli argomenti dell'indagine sono così strettamente e intimamente legati alla nostra vita attuale che riesce spesso difficile, per non dire impossibile, isolarsi del tutto dagli interessi e dalle passioni del nostro tempo, anche se i canoni del metodo scientifico, che io vorrei sempre seguiti, prescrivono un completo distacco. La polemica sul capitalismo e sul socialismo, sul liberismo e sul protezionismo, sulle riforme e sulla rivoluzione sociale è sempre aperta. La stessa valutazione sulle funzioni e sui metodi della cooperazione varia a seconda che ci si ponga in una posizione o nell'altra, che si consideri la cooperazione in un sistema strutturale o in un altro. Ora, se è abbastanza agevole accertare la veridicità di una testimonianza, non è altrettanto facile dare sui fatti, che sono ancora tanta parte di noi, quel giudizio obbiettivo e spassionato che la scienza richiede e comporta. La serenità dello storico deve rendere giustizia a Roma e a Cartagine e lasciare operare il solo giudizio di realtà, onde molti racco-

PREFAZIONE IX mandano di fare oggetto della ricerca solo il passato, che è ben passato, e non il presente, di cui non si può essere buoni giudici, perchè non offre le condizioni di quel distacco, il quale è indispensabile alla calma e alla serenità dello storico. Potrà quindi avvenire che qualche lettore possa trovare nelle pagine di questo libro alcune espressioni di sentimenti troppo vivi o la tendenza a farsi giustizieri, anzichè interpreti. Ciò importa assumere come giudizio del pensi.ero le attrazioni e le repulsioni del sentimento, cioè la vita e non il pensiero, le passioni del presente e non la storia. Quando il lettore incappi in tali pagine, le volti rapidamente o, meglio, le consi.deri per quello che sono, sentimenti dell'autore dello scritto e non ponderata conclusione di storico. È pertanto superfluo aggiungere che la responsabilità del c'ontenuto dei singoli saggi appartiene esclusivamente a coloro che li hanno sottoscritti. Bologna 25 aprile 1966. LUIGI DAL PANE

INDICE Prefazione del Prof. LUIGI DAL PANE v ALDo BERSELLI, Profilo di Nullo Baldini 1 GIORGIO PoRISINI, Aspetti e problemi dell'agricoltura ravennate dal 1883 al 1922 153 ALFEO BERTONDINI, La vita politica e sociale a Ravenna e in Romagna dal 1870 al 1910 . 275 SERGIO NARDI, Il movimento cooperativo ravennate dalle origini al fascismo 389 ALDo PAGANI, Sindacato e cooperativa agricola nel ravennate 567 Lu1G1 DAL PANE, La cooperazione e la scienza economica italiana 593 Indice dei nomi . 759

ALDO BERSELLI PROFILO DI NULLO BALDINI

NuLLO BALDINIha lasciato note autobiografiche relative a taluni momenti fondamentali della sua vita. Di queste note noi abbiamo potuto consultare: a) fogli scritti di suo pugno, conservati dal sig. Giovannino Brandolini di Ravenna, e gentilmente passatici da Sergio Nardi; b) un dattiloscritto di 57 pagine, conservato dal compianto Vincenzo Armando Utili. Tra i due testi esistono poche e non sostanziali differenze delle quali daremo notizia in nota, quando lo riterremo necessario. Nel corso del lavoro indichiamo i due testi con le seguenti abbreviazioni: a) Note autografe, b) Dattiloscritto Utili. Queste note furono scritte da Nullo nell'intento, non chiaramente confessato, ma palese, di dare la « sua » versione intorno a talune questioni, essendo stato, come egli stesso scrive, sin dai primordi <lella sua vita di organizzatore nel campo della cooperazione e della resistenza « fatto segno di aspri attacchi da parte di correnti sostenitrici di interessi contrastanti coli'azione da me esplicata a favore del bracciantato e da parte di partiti politici avversari » (Dattiloscritto Utili, p. 1). Nullo incominciò a pensare di stenderle, appena tornato a Ravenna dall'esilio; le terminò il 24 agosto 1944 (Dattiloscritto Utili, p. 57). Altri scritti autobiografici di Nullo sono editi, e precisa·mente: 1. I braccianti ravennati ad Ostia, in « Movimento Operaio», A. II (1949-50), n. 3-4 (dicembre-gennaio), e in V. A. Unu, I braccianti ravennati ad Ostia in una memoria di Nullo Baldini, Ravenna 1960, pp. 17-342. Come e quando fu costituita la Federazione delle Cooperative della provincia di Ravenna e la sua azione dal I<)OO al 1922, in <<Avanti!», 29 ago sto 1952, 30 agosto 1952, 2 settembre 1952. In un fascicolo dattiloscritto, uscito senza data e senza luogo di edizione, si trovano uniti tre saggi che portano, in fondo, il nome dattiloscritto di Nullo Baldini quale autore. I saggi sono: 1. Come e quando fu costituita la Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna. Sua azione dal 1900 al 1922. 2. Come e perchè fu incendiata la sede della Federazione. 3. Come i fascisti ne presero possesso. Mentre il primo saggio è la riproduzione fedele di quanto narrato da Nullo, e già apparsi sull'« Avanti!», nei numeri citati, gli altri due riassumono, ma non sempre rimanendo fedeli nello spirito, le note autobiografiche, accentuando anzi l'ispirazione pratico-palitica che è presente nelle note stesse e che è propria del momento nel quale furono scritte. Il contenuto, pertanto, va accettato con la debita cautela. ;

LE PRIME LOTTE PER IL SOCIALISMO Ravenna 1862. La città vive i primi anni della sua liberazione dal dominio pontificio. Inserita nel Regno d'Italia, nella nuova realtà, dominata dai liberali moderati, essa vede nelle sue campagne svilupparsi un processo di trasformazione della strutturazione ambientale, economica e sociale, le cui premesse erano già state poste negli anni precedenti con la bonifica e con la risaia e che ora è favorito anche dalla politica di opere pubbliche che il giovane Stato italiano intraprende; vede « la comparsa di un nucleo omogeneo di braccianti nel territorio del Comune)> (1) determinato oltre che dalla richiesta di manodopera per i lavori pubblici (che, tra l'altro, ha provocato l'immigrazione di molti braccianti, specie dal Ferrarese), anche dalle crisi agrarie che incidono sulla disgregazione della famiglia mezzadrile, e dal distacco dalla famiglia colonica di alcuni suoi membri per insufficienza di reddito del fondo (2), come meglio vedremo più avanti. (1) S. NARDI, La famiglia mezzadrile nel Comune di Ravenna, in Le campagne emiliane nell'epoca moderna, Milano 1957, p. 269. (2) Per questo aspetto della vita nel Ravennate v. M. PASOLINI, Monografia di alcuni operai e braccianti nel Comune di Ravenna, estratto dal « Giornale degli economisti :1>, fase. ottobre-novembre 1892, Bologna 1892 (opuscolo); M. PASOLINI, Una famiglia di me-zzadri romagnoli nel comune di Ravenna, « Giornale degli economisti», fase. settembre 1890, Bologna 1890 (o puscolo); A. CABIATI, I conflitti di Romagna, le cooperative e il socialismo, Milano 19II; G. BARBERA, Condizioni economico-rurali del ci,-condario ravennate, Ravenna 1880; Atti della Giunta per l'inchiesta agraria e sulle condizioni della class e agricola, voi. II, fase. I, Roma 1881, p. 564; D. GuzzlNI, Le imprese agricole cooperative nella economia ravennate, Milano 1924; S. NARDI, op. cit., p. 269; A. SCHIAVI, Nullo Baldini, in I pionieri nelle campagne, Roma 1955, pp. 79-104, pp. 79-83; F. SANTI, Nullo Baldini pioniere del Socialismo e della Cooperazione. Discorso commemorativo tenuto a Ravenna il 23 marzo 1952 nel VII anniver; sario della morte di Nullo Baldini, Ravenna 1952, pp. 5-9; E. SERENI, Il capitalismo nelle campagne (1860-1900), Torino 1947, p. 393; P. D'ArroRRE, Il

4 ALDo BERSELLI Proprio allora, mentre si sta determinando questo processo che, intorno al 1880, porrà in primo piano il problema del bracciantato, nasce a Ravenna, il 30 ottobre 1862, Nullo Baldini. La sua origine non è veramente proletaria : la famiglia del padre è di piccoli proprietari, agricoltori e commercianti, piccolo-borghese, insomma, nella sostanza e nella mentalità; è liberale e antipapalina (due fratelli del nonno, ricorda Maria Luigia Nitri Baldini, figlia di Nullo, avevano aiutato Garibaldi nella sua fuga attraverso la Romagna nel 1849; e, del resto, il nome di Nullo doveva ricordare appunto il generale garibaldino Francesco Nullo (3)). Il padre di Nullo, Oreste, era più precisamente un commerciante in grano: « nel momento in cui gli affari gli andavano meglio ebbe un forno, un molino ed un negozio di vendita al dettaglio » (4) in un sobborgo <li Ravenna, nel borgo S. Rocco, appena fuori delle mura della città, ove era la casa avita. Era un subborgo popolato di braccianti, nel quale immediato è il contatto con una classe proletaria numerosa ed aperta a tutte le suggestioni propagandistiche, pronta cioè ad accogliere in sè un verbo <li redenzione. Il padre « repubblicano di quei tempi » (5), cioè con le tendenze collettivipensiero cooperativo di un grande pioniere, in << La Cooperazione ravennate>, A. I (1952), fase. 2 (marzo), pp. 9-12; M. RuINr, La cooperazione in Italia, Milano 1921. Per ulteriori dati bibliografici v. S. NARDI, Bonifiche e risaie nel Ravennate (1800-1860), in Problemi dell'Unità d'Italia (Atti del II Convegno di studi gramsciani), Roma 1963, pp. 719-786; v. soprattutto il saggio del Nardi pubblicato nel presente volume. Per la situazione politica ed altri problemi, v. R. CoLAPIETRA, Domenico Parini deputato di Ravenna ( 1864-1878), in « Critica Storica», 1965, fase. 5, pp. 599-654; L. LoTTr, I Republicani in Romagna, dal 1894 al 1915, Faenza 1957; E. BASSI, Nullo Baldini e Giuseppe Massarenti, in Figure del primo socialismo italiano, Roma 1951, pp. 53-63; A. SCHIAVI, Nullo Baldini e la Cooperazione di lavoro nel Ravennate, in « Studi Romagnoli», a. III (1953), pp. 161-171; A.- GRADILONE, Storia del sindacalismo, Milano 1959, v. III, p. 238, 307, 428; N. MAZZONI, Lotte agrarie nella vecchia Italia, Milano 1946; L. VALIANI, Questioni di storia del socialismo, Torino 1958, p. 87, p. 149. (3) M. L. Nrrrr BALDINI, Mio padre. Nullo Baldini, in « La Cooperazione ravennate», a. IV (1955), fase. I (gennaio-febbraio), p. 1. (4) M. L. NrTTI BALDINI, art. cit., p. 1. (5) << Avanti! », 28 agosto 1952, Nullo Baldini: << come divenni socialista >. Intervista di Pallante Rugginenti. G. P. Nitti, nella sua pregevole biografia di Nullo, scrive che egli << fece

PROFILO DI NULLO BALDINI 5 stiche che dovevano più tardi concretarsi nella costituzione in Ravenna del partito repubblicano collettivista (6), gli trasmette un patrimonio di idee (l'associazionismo, e il superamento dell'individualismo, innanzitutto) del quale Nullo si arricchisce, anche se trova che il socialismo è uno strumento più valido e più efficace ai fini dell'emancipazione del proletariato. Di estrazione proletaria è invece la madre, una Caletti, che esercita, forse, un'influenza decisiva sulla formazione di Nullo, il quale cresce sgombro da chiusure tipiche di certi ambienti piccolo-borghesi, non disdegna i proletari che lo circondano, vuole divenire, invece, un interprete dei loro bisogni, lottare con loro per la loro emancipazione e creare gli strumenti adeguati non deducendoli da precostituiti principi ideologici, ma considerandoli come prodotti direi quasi naturali di una situazione economica e sociale oggettiva, di una maturazione morale e politica dei proletari stessi. È una ispirazione profondamente umana che lo anima, una bontà innata che lo spinge a rimanere legato alla sua terra d'origine e al mondo sociale in mezzo al quale sta crescendo, ad accettare come còmpito e programma della sua vita la trasformazione del mondo economico e sociale che lo circonda e che egli sente di non poter accettare. « Sono diventato socialista prima per sentimento, poi per ragionamento... La disoccupazione infieriva. Molti di quei braccianti si _trovavano nell'impossibilità di pagare la farina che avevano acquistato nella bottega di mio padre. Mia madre teneva un libro nel quale erano segnati i debiti di quella povera gente. "Cercano lavoro e non ne trovano e non lavorando non possono mangiare". Fu questa constatazione che suscitò in me un inperò le sue prime armi nel Partito repubblicano collettivista » ( v. voce Baldini Nullo, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 1963, vol. 5, p. 483). Analoga affermazione si trova in F. SANTI, op. cit., p. 9. Nelle nostre ricerche non abbiamo trovato alcun documento che valga a suffragare tale affermazione. Da noi interpellato, G. P. Nitti ci ha, tra l'altro, risposto: « Che il B. appartenne al Partito repubblicano collettivista mi fu confermato a voce dalla figlia Maria Luigia Baldini in Nitti, per quel che può valere tale testimonianza ». (L. da Roma, in data 18 febbraio 1965). Ringrazio vivamente il Nitti della sua squisita gentilezza. (6) Per un approfondimento della questione rimandiamo al saggio. di A. Bertondini nel presente volume.

6 ALDO BERSELLI distinto sentimento di rivolta contro la società capitalista. Un po' più tardi mi parve che l'idea socialista esprimesse esattamente questo mio sentimento». Lo spettacolo che si offriva agli occhi di Nullo bambino doveva appunto farlo approdare al socialismo. Si può dire che a mano a mano che egli usciva dalla fanciullezza per entrare nell'adolescenza, andava diffondendosi attorno a lui l'idea socialista che cresceva insieme con lui. Non ha ancora dieci anni quando la stampa italiana tutta si occupa della Comune di Parigi, la cui esplosione ha una così vasta eco in tutti gli angoli d'Italia e in tutti i ceti: giunge anche a Ravenna, suscitando entusiasmi e timori, accendendo le fantasie, nutrendo idee di reazione. È un fermento che si prolunga con la diffusione delle idee dell'Internazionale, del1' anarchismo al quale anche Andrea Costa allora aderiva. « La gloriosa insurrezione della Comune e la condanna iniqua, sacrilega e reazionaria scagliata contro di essa da coloro che noi avevamo considerato e seguito sino a quel momento come i più ardenti apostoli della rivoluzione e della emancipazione del proletariato italiano, ci tolsero la benda, che sin allora ci aveva coperto gli occhi. Noi avevamo compreso, che la grande, la vera libertà popolare non si può creare e conquistare che dal popolo stesso; che l'emancipazione economica e sociale del proletariato dev'essere opera del proletariato » : così affermava il « Comitato italiano per la rivoluzione sociale», nel marzo del 1874(7). La sua voce si diffonde soprattutto qui in Romagna, si aggiunge al fermento già suscitato dalla Comune (anche Nullo ne ha sentito parlare, anche in lui l'eco dei fatti di ·Parigi ha lasciato un'impronta) e prepara il terreno per il germogliare dell'organizzazione internazionale anarchica, bakuniniana, che in effetti, approda al Borgo S. Rocco nel 1878. Il « sentimento » socialista di Nullo trova così una organizzazione nella quale concretarsi, misurarsi, collaudarsi: Nullo non può non entrare a farne parte, chiede infatti l'iscrizione alla sezione, è «socialista». 'È_ il suo, ripetiamo, un socialismo sentimentale, una ribellione, una protesta che, tuttavia, non assume mai il volto dell'anarchismo allora trionfante, un << socialismo » destinato presto ad evolversi, per l'in- (7) V. Al Popolo Italiano. Manifesto del Comitato Italiano per la Rivoluzione Sociale, n. 2, marzo 1874, s. I. e., p. 2.

PROFILO DI NULLO BALDINI 7 dole stessa di Nullo e per concomitanze esterne, nel senso del « socialismo romagnolo», quel senso che Andrea Costa stava diffondendo seguendo la sua concezione e la sua interpretazione già espresse nella lettera « Ai miei amici di Romagna», quel senso che aveva trovato anche a Ravenna larga eco e molte adesioni. A Ravenna arriva pure l' « Avanti! » (il giornale fondato dal Costa a Imola nell'aprile del 1881 e poi trasferito, nell'agosto, a Cesena) e sta ottenendo un non trascurabile successo, incidendo su quelle che erano allora le correnti vitali nel mondo operaio: repubblicani intransigenti e anarchici. Quando il Costa organizza il ben noto congresso clandestino di Rimini (primi di agosto del 1881), che deve far passare alla fase di realizzazione le idee espresse nella lettera agli amici di Romagna e preparare la riorganizzazione del movimento socialista, il socialismo ravennate, già organizzato in talune sezioni, è presente; fra gli altri vi è Nullo destinato a diventare uno dei più fedeli interpreti dell'idea del Costa, uno dei leaders del partito socialista ravennate, uno dei più attivi organizzatori del « Partito socialista rivoluzionario di Romagna», colà costituito e che rappresenta un momento di fondamentale importanza nella storia del movimento socialista italiano. La storia del movimento socialista ravennate, dunque, assume in questi anni una importanza che non è solo locale. Nullo e gli altri suoi compagni ravennati conducono pertanto le prime lotte sotto la bandiera di Andrea Costa e lo seguono nel suo tentativo di organizzare il partito su base nazionale e sulla piattaforma ideologica da lui stesso .fissata. Ravenna diviene, si può dire, la base dell'azione del Costa. Il socialismo stava prendendo, in provincia di Ravenna, un singolare sviluppo caratterizzato dal fatto che esso si diffondeva nelle campagne (anche in virtù di quella evoluzione strutturale della proprietà agraria della quale abbiamo fatto cenno). « Le campagne stesse, che sono da alcuni considerate come il nido e la rocca della reazione clericale, sono animate dai migliori intendimenti, e fra non molto avranno formata una federazione, impor.tante per numero e per energia», scrivevano da Ravenna all' « Avanti! >> (8); esse, in effetti, dimostravano un risveglio (8) «Avanti!:>, 28 agosto 1881, .\'ostre Corrispondenze.

8 ALDO BERSELLI politico ed un interesse alle nuove idee, una consapevolezza della necessità di organizzarsi, rispondente in pieno alle speranze ed ai fini degli agitatori politici che ritenevano necessaria appunto per. esse « una propaganda speciale ». Già alla fine del 1881, sulla base del programma e del regolamento fissati a Rimini, le varie Società socialistiche di Ravenna e delle campagne circostanti si stavano accordando per formare la « Federazione delle Società socialistiche» (9) e nel febbraio dell'anno successivo l'opera tesa a costituire una « Federazione nuova», la quale doveva istruire e riunire « tutti gli elementi giovani che oggi sono divisi in piccole società senza scopo e senza colore politico», riusciva « abbastanza efficace» (ro). Tuttavia essa non doveva essere senza resistenze. Assimilare tutte le società al programma .fissato a Rimini non era cosa facile: lo dimostra il fatto che si costituiva proprio allora in Ravenna un « Fascio intransigente » che si ispirava « al più schietto socialismo»: « Militi d'una lotta multiforme e d'ogni giorno», afferma il suo manifesto, « combatteremo ·con tµtte quelle armi, che le circostanze, l'ambiente, il momento ci suggeriscono... Che ciascuno produca secondo le sue facoltà più largamente che sia possibile sviluppate, e che ciascuno consumi secondo i suoi bisogni umanamente educati e svolti: ecco l'Ideale della scienza e della morale nostra» (n). Un grosso motivo di dibattito, che si presentò allorchè, al principio del 1882, giunse in porto la nuova legge elettorale che allargava il numero degli aventi diritto di voto in misura considerevole, fu incentrato s~lla partecipazione o meno dei socialisti alle lotte elettorali. Lé! Q>nferenza dei socialisti di Romagna, tenuta a Imola il 28 febbraio 1882, decise di partecipare alle elezioni amministrative e politiche. A Ravenna questa tattica divenne subito operante e approdò alla coalizione di tutti i partiti antigovernativi. La scelta di questa tattica imponeva ai socialisti, è ovvio, l' accettazione di un programma che poteva apparire, fuori di Ravenna, e a taluni gruppi in Ravenna stessa, « qualcosa, ma poco, assai po- (9) «Avanti!>, 11 dicembre 1881, Movimento operaio e socialirta. (ro) «Avanti!>, 19 febbraio 1882, Nostre Corrispondenze. (u) «Avanti!>, 8 gennaio 1882, Movimento socialista.

PROFILO DI NULLO BALDINI 9 co ». Combatteremo « tutte le chiesuole, le camarille, le confraternite che pur sotto manto di libertà sono improntate all'affarismo personale ed all'egoismo generale. Noi combatteremo uomini e cose che cercheranno di sbarrare la via al pieno sviluppo della questione politico-sociale-umanitaria», affermava il primo manifesto pubblicato dai socialisti e dai repubblicani uniti (12). Esso suscitava non poche diffiidenze: mancava, in effetti, una precisa definizione degli obiettivi peculiari pei quali doveva combattere un partito socialista rivoluzionario; mancava l'accentuazione di ciò che lo differenziava da tutti gli altri partiti di opposizione; veniva meno, in realtà, l'opera di apostolato e di educazione attraverso un'azione, anche elettorale, chiaramente distinta da quella di tutte le altre forze. Ciò apparve evidente allorchè l' « Associazione elettorale», formata da repubblicam, socialisti e radicali, affermò di essersi costituita nell'intento di « contrapporre alla coalizione dei partiti conservatori » quelle forze le quali vogliono « che la libertà e il benessere diventino patrimonio comune », e ribadì esplicitamente che la preoccupante « questione sociale >J della provincia era rappresentata anche dalla petizione di 1800 braccianti intesi ad ottenere lavoro. A questa coalizione prendono parte a Ravenna quei socialisti rivoluzionari, fra i quali Nullo, che erano stati a Rimini ed ora con Costa lavorano per la realizzazione dei fini colà .fissati. Una realtà drammatica, un fatto incontestabile apparivano predominanti su tutti gli altri: i braccianti disoccupati. In effetti, già allora Nullo ritiene che non si possa prescindere dalla presenza di forti nuclei repubblicani, che ogni altra linea di condotta sia troppo avveniristica, impedisca, intanto, ogni azione in favore dei braccianti disoccupati, lasci campo libero alle realizzazioni immediate delle altre forze, ostacoli l'affermazione sul piano pratico e concreto delle forze socialiste. L'ambiente economico-sociale di Ravenna, in altri termini, gli appare un ambiente particolare per il quale occorre attuare una tattica particolare, liberi altri partiti socialisti di altre regioni di adottare, in ambienti diversi, una tattica diversa. È già questa una prima manifestazione del realismo, del possibilismo, del « positivismo » ai quali Nullo rimarrà fedele per tutta la vita: essi gli (12) «Avanti!», 18 marzo 1882, Nostre Corrispondenze.

IO ALDO BERSELLI impediscono ogni concessione al « rivoluzionarismo » teorico, astratto e dogmatico, e nel contempo gli vietano, altresì, in certi momenti, un effettivo slancio rivoluzionario. La tattica adottata a Ravenna, intanto, dà un primo, sintoma- · tico risultato: nelle elezioni politiche dell'ottobre del 1882 la città elegge il primo deputato socialista, facendo trionfare l' « ammonito » Costa con 3554 voti ( 13), nonostante la defezione dei repubblicani astensionisti ai quali i socialisti ravennati avevano rivolto un pressante invito a partecipare alle urne, invito che aveva determinato, tra l'altro, il sequestro del « Sole dell'Avvenire» (14). Dopo l'elezione del Costa, agitano la vita del partito molti interrogativi che non avevano trovato risposta abbastanza chiara nel primo congresso tenuto a Rimini e nella Conferenza di Imola: essi vengono affrontati in un congresso provinciale tenuto a Ravenna, alla Sala Borghi, nel novembre deì 1882, per iniziativa di Gaetano Zirardini e di Nullo, e nel quale si decide che Costa entri alla Camera « fatta sua speciale questione personale », « subendo, come l'aggredito la volontà dell'aggressore, il giuramento », e che giuri « sapendo di giurare il falso », ma res_ti,per affermare in Parlamento i nuovi principi e per poter godere, a vantaggio del partito, l'immunità parlamentare (15). Ciò rappresentava, come scrisse più tardi Zirardini, « una radicale trasformazione nella compagine del partito coll'abbandono dei vecchi metodi di lotta anarchica precorrendo così la tattica attuale in ordine alla conquista dei poteri pubblici, mandando al Parlamento il primo deputato socialista... e tracciando le linee fondamentali qi_ 'ffll programma minimo di pratica applicazione nella gestione ·amministrativa della Casa del Popolo, del Comune »; era l'abbandono di « una concezione astratta del socialismo, che in ori- (13) « Il Sole dell'Avvenire>, 4-5 novembre 1882, Dopo la battaglia; II-12 novembre 1882, Riepilogando. (14) « Il Sole dell'Avvenire>, 28-29 ottobre 1882, Secondo sequestro. Il foglio era stato sequestrato per aver pubblicato un articolo intitolato Antimonarchici! a raccolta. I membri dell'ufficio di redazione del foglio pubblicarono una dichiarazione di solidarietà con il gerente: fra essi appare Nullo (« Il Sole dell'Avvenire>, 28-29 ottobre 1882, art. cit.). (15) « Il Sole dell'Avvenire>, 25-26 novembre 1882, La nostra decisione.

PROFILO DI NULLO BALDINI II gine - fenomeno questo comune a tutte le idee nuove - affettava un contenuto esuberantemente sentimentale» (16). Tale linea di condotta è, in effetti, ribadita nel secondo congresso del Partito socialista rivoluzionario di Romagna che si tiene alcuni mesi dopo (5-6 agosto 1883) a Ravenna, sempre nella Sala Borghi, al fine di riorganizzare il partito e di approvare il programma elaborato dalla Commissione eletta a Rimini nell'agosto 1881. Il congresso viene impedito dall'intervento della polizia che provoca tumulto e arresti, ma esso si riunisce di nuovo l'alba del 6 agosto e protrae i suoi lavori per qualche ora. Nel novembre si tiene una seconda sessione del Congresso a Forlì, dove si approvano programma e regolamento fissati a Rimini. Nullo vi partecipa quale rappresentante di Ravenna (17). Il Partito socialista rivoluzionario incomincia la sua vita, ma le critiche degli anarchici al Costa sono aspre: Malatesta bolla nei suoi scritti l'opera di tradimento del Costa, che contrattacca efficacemente. A quelle critiche risponde anche il « Sole dell'Avvenire» (18); anzi, nell'ottobre, delegati del partito costiano si riuniscono a Forlì, disapprovano attacchi e critiche e affermano « tutt'imera la loro fiducia politica e personale » ad Andrea Costa. Fra essi è Nullo (19) che appare un difensore attivo del Costa: nessuno più di lui è convinto che « ogni movimento politico deve essere subordinato come mezzo alla emancipazione economica dei lavoratori », pur non essendo, è ovvio, un « evoluzionista ». Nullo giuoca, infatti, il suo ruolo rivoluzionario: organizza in Ravenna l' « Associazione dei diritti dell'uomo », sfida le autorità e va in carcere. Quando ne esce, verso la fine del 1884, egli ha notizia di nuovi attacchi del Malatesta al Costa, prende le difese del1' amico e gli scrive: « Io ricordo benissimo che l'indomani del Congresso di Ravenna il Pezzi e il Natta stigmatizzavano a parole di fuoco il contegno del Malatesta verso di te perchè ti sapevano onesto e in buona fede ed aggiungevano che la linea di condotta tenuta (16) « La Parola dei Socialisti», 12 agosto 1889, Cominciando. (17) « Il Sole dell'Avvenire», 11() dicembre 1883, Atti del Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna. Congresso provinciale. (18) << Il Sole dell'Avvenire», 20 ottobre 1883. (19) « Il Sole dell'Avvenire», 20 ottobre 1883, Atti del Partito Socialista Rivoluzionario della Romagna.

12 ALDO BERSELLI dal Partito Socialista della Romagna era necessaria stante l'ambiente favorevole, cosa che non sarebbe stata possibile nella Toscana» (20). Appaiono allora le prime traccie di una linea che doveva essere· perseguita con coerenza per tutta la vita, appare la riaffermazione della peculiarità dell'ambiente ravennate. Ma, e insistiamo, se la lotta deve essere condotta· seguendo una tattica determinata sulla base di una attenta analisi della situazione reale, ciò non significa che si debba rinunciare ad una decisa e virile azione di rottura. Nullo ha ormai fermamente imboccato la sua strada, in contrasto anche con le aspirazioni del padre che lo aveva avviato alla scuola tecnica e che sognava di farlo entrare nell'Accademia Militare. Nullo tronca gli studi, non vuole avviarsi alla carriera militare che del r.esto gli è preclusa: a 17 anni è andato in carcere la prima volta sotto l'accusa di far parte di una « banda ·a delinquere »; a 18 anni vi entra di nuovo, accusato di essere « il capo di un'associazione a delinquere»: Nel frattempo il padre muore di una rapida malattia e Nt}llo viene condotto ammanettato al letto del padre morente: « Qu~do più vecchio », scrive la figlia Maria Luigia, « raccontava -quel doloroso ultimo incontro ancora soffriva per la tristezza dei ricordi: quelle manette vicino a quel letto di morte, il ritorno in prigione lasciando la madre e le sorelline in pianto in una casa che ormai andava alla deriva>> (21). (20) V. I. di Nullo ad Andrea Costa, da Ravenna, 26 gennaio 1884, in Carteggio Andrea Costa (C.A.C.), conservato presso la Biblioteca comunale di Imola (Bologna). In merito v. F. MANCINI, Le carte di Andrea Costa conservate nella Biblioteca Comunale di Imola, Roma 1964. (21) M. L. Nxrn BALDINI, art. cit., p. 3.

L'ASSOCIAZIONE GENERALE BRACCIANTI Per Nullo, azione socialista significa, sì, vita di partito, partecipazione a congressi, formulazione di programmi, organizzazione di militanti in sezioni, leghe o federazioni; significa lotta per la libertà di pensiero, di parola, di stampa, di organizzazione, lotta per infrangere una struttura dominata dal privilegio e sostituirvene una nella quale sia possibile al proletario realizzare la propria emancipazione; ma significa anche azione concreta e immediata, umile, modesta, locale per vincere, intanto, la fame e la disoccupazione. Questo è il suo modo di essere « positivista »; anche questa è azione socialista: affrontare le situazioni creando in esse e da esse i mezzi idonei per vincerle. Accanto al Nullo che partecipa alle lotte ideologiche e di partito in questi anni che vedono gli albori del grande partito socialista, sta il Nullo che crea lo strumento economico per mezzo del quale i proletari, e, nel caso particolare, i braccianti possono avviarsi sulla via dell'emancipazione, possono trovare pane e lavoro e incominciare a sottrarsi intanto allo sfruttamento. La situazione, in effetti, era grave: i braccianti che nel 186! erano 500, nel 1881 erano diventati 5.000, ed era da prevedere che il numero fosse destinato ad aumentare, accompagnato dal doloroso fenomeno della disoccupazione. Questa, scrive Nullo, già si manifestava fin dal 1879 e « divenne acuta e preoccupante negli anni 18811882, specialmente durante la stagione invernale» (1). Abbiamo già accennato alle cause di fondo di questa situazione, ma un'analisi valida e interessante era fana dall'« Avanti!>>. « I proprietari», scriveva il periodico socialista, « per trarre dai loro terreni un frutto maggiore di quel che dava la mezzadria, li hanno affittati; i fittaiuoli, alla loro volta, per accrescere più che possono i loro capitali e per- (1) Perchè, come e quando i braccianti di Ravenna si trasferirono in Ostia, cit., loc. cit., p. 17.

ALDO BERSELLI chè i grani che produrrebbero, non possono sostenere la concorrenza coi grani d'America, hanno abbandonato la coltivazione dei cereali e messi i loro campi ad erba. Tal sorta di coltivazione richiede una. mano d'opera assai minore dell'altra; il fittaiuolo spende meno e incassa di più; e quel che spende di meno è sottratto al pane quotidiano dei lavoratori ... L'esempio dato dai fittaiuoli venne seguito dai proprietari. Così che, in tutti gli anni, alla fine di ottobre, quando scadono appunto i contratti a mezzadria, una quantità di mezzadri~ cacciati dal podere, che, di famiglia in famiglia, coltivano da secoli, malinconicamente, cupamente, come fuggiaschi trasportano le loro vecchie masserizie nei subborghi o nella città, ove recansi ad abitare - perduti, reietti ». Ecco, dunque, la realtà del momento: grande offerta di braccia, diminuzione di salario e accrescimento di miseria (2), realtà sulla quale speculavano gli appaltatori dei lavori governativi. La Federazione socialista ravennate, nell'agosto del 1881 (proprio quando ebbe luogo il citato congresso di Rimini) aveva preso posizione- nei confronti dei lavori pubblici, degli appaltatori e dei braccianti: traendo argomento dai lavori governativi che gli appaltatori cercavano di assumere al minor prezzo possibile « col triste risultato di una estorsione sulla fatica, sul sudore e sulla fame, a cui il regime borghese condanna continuamente l'operaio», indirizzava al popolo un manifesto, ove, esposte le miserie del lavoratore, e la « inumana ed ostinata oppressione della borghesia», si affermava la necessità di emanciparsene (3). Il manifesto fu sequestrato dal Procuratore del re, tuttavia fu letto e diffuso egualmente e rappresentò un documento del risvegliQ.d~ bracciantato, il preludio ad una propria organizzazione in ·grado di affrontare i problemi che la borghesia era incapace di risolvere, e di sostituirsi alle agitazioni sporadiche e disorganizzate sulle piazze della città per chiedere lavoro e pane, o l'elargizione di sussidi. Il manifesto era altresì il sintomo di una coscienza di classe che maturava tra i braccianti, una chiamata a raccolta delle forze sparse e disorganizzate. Maturava l'idea dell'associazione per reagire allo sfruttamento e alla disoccupazione, idea che di lì a poco, nel 1883, (2) «Avanti-», 27 aprile 1884, I Braccianti di Ravenna. (3) «Avanti!», 21 agosto 1881, Movimento operaio e socialistico. Ravenna . ..

PROFILO DI NULLO BALDI I trovava modo di realizzarsi in una istituzione destinata ad aprire un periodo nella storia del movimento operaio: l' « Associazione Generale Operai Braccianti del Comune di Ravenna », la cui costituzione fu decisa dopo il fallimento dell'agitazione iniziata contro un appaltatore per i lavori inerenti lo scolo del Fosso Vecchio. « Nell'autunno del 1882)), ricorda Nullo, « i proprietari dei terreni litoranei posti alla destra dei Fiumi Uniti si unirono in Consorzio per sistemare un canale denominato Fosso Vecchio che doveva convogliare al mare le acque piovane. Il lavoro venne concesso in appalto ad un fattore di campagna che, a sua volta, lo subappaltò, per l'esecuzione, a piccoli lotti, a squadre di braccianti dipendenti da caporali. Si trattava di un escavo faticosissimo eseguito nell'acqua e per il quale gli operai percepivano un salario di 1,25 lire dopo aver lavorato dieci e più ore in un giorno. Due operai socialisti, Armuzzi e Ceroni, avevano in quel lavoro funzioni direttive. Essendo a conoscenza delle condizioni del contratto di appalto, ai braccianti che lamentavano lo scarso salario, dimostrarono che se quel lavoro fosse stato assunto direttamente dai lavoratori uniti in cooperativa, senza intermediari, si sarebbe potuto guadagnare un salario doppio di quello che veniva pagato dai sub-appaltatori. L'idea era di quelle che dovevano incontrare subito il favore degli sfruttati. La prima riunione per la costituzione della cooperativa si tenne in una casa detta dei Due solai in un sobborgo di Ravenna e vi parteciparono un centinaio di braccianti che portarono l'adesione di altri duecontocinquanta compagni di lavoro. La notizia della costituzione, sparsasi nelle frazioni di campagna, suscitò grande entusiasmo e nel giro di pochi mesi le iscrizioni raggiunsero la cifra di 2.500. Ogni socio si obbligava a sottoscrivere un'azione di 25 lire, pagabili in 25 mensilità » (4). Era costituita così l'Associazione, che aveva come dirigen~i Armando Armuzzi (presidente), Federico Ceroni (direttore) e Nullo (segretario): era la prima cooperativa di lavoro del genere sorta in Italia: il numero deì suoi componenti, che all'atto della costituzione era di 302 soci, salì in breve tempo ad oltre 3.000. I braccianti ra- (4) <<Avanti!», 28 agosto 1952, l\'uflo Baldini: << Come divenni socialista ». Intervista di Pallante Rugginenti.

16 ALDO BERSELLI vennati avevano così il loro strumento di lotta contro lo sfruttamento. L'art". 2 dello Statuto dell'Associazione prevedeva> inf~tti, « la costituzione di un fondo sociale che permetta di assumere per conto proprio la gran parte dei lavori pubblici e privati oggi deferiti alla più sfrenata ~ spesso non oculata speculazione. Con questo mezzo gli operai ad essa aderenti ridotti a misere condizioni dall'ingordigia degli appaltatori, pensano di fare il primo passo nella via della loro emancipazione)>. In effetti, l'organizzazione era maturata, come s'è visto, nell'ambito della Federazione socialista. Nullo abbandonò l'impiego al Comune e le Assicurazioni per dedicarsi tutto alla neonata Associazione che non potè eliminare, certo, la disoccupazione la quale andava aumentando in relazione al processo di trasformazione strutturale sopra descritto. Si trattava di un processo allora inarrestabile. Il problema del bracciantato era perciò destinato a restare dominante e a costituire l'assillante preoccupazione di Nullo.

NUOVE LOTTE POLITICHE. IL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO. La linea tattica fissata alla Sala Borghi nel novembre I 882 viene portata avanti dal Costa: gli attacchi del Malatesta non indeboliscono la sua posizione, non gli alienano l'appoggio della maggioranza dei socialisti romagnoli (I). I socialisti ravennati gli restano fedelissimi, come s'è visto, e ne danno una nuova prova in occasione del terzo Congresso del Partito socialista rivoluzionario di Romagna, tenutosi a Forlì il 20 luglio 1884. Il Costa aveva, sia pure con riserve, aderito al Fascio della democrazia ed aveva realizzato a Imola il fronte umco repubblicano-socialista, spingendosi molto avanti in questa direzione, pur preoccupato sempre di salvaguardare l'individualità del Partito socialista. A Forll tali preoccupazioni appaiono assai sentite, come dimostra la decisione presa di sostenere, nell'imminente congresso democratico, caratterizzandolo in maniera inequivoca, il programma politico ed economico socialista. Ritorna in discussione la candidatura Cipriani che gli anarchici presenti al Congresso (erano stati considerati, subito dopo l'apertura, come « ospiti ») propongono per il collegio di Ravenna, ma i luogotenenti del Costa, fra essi in prima linea Nullo, fanno fronte comune e non l'accettano, in considerazione della scarsa probabilità di riuscita. Il risultato, essi sostengono, sarebbe del tutto negativo: si perderebbe un seggio senza raggiungere lo scopo della scarcerazione di Cipriani (2). { 1) V., per questo particolare periodo, G. MANACORDA, Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi ( 1853-1892), Roma 1953, p. 123 e sgg. (2) « Il Sole dell'Avvenire», 20 ottobre 1883, Atti del Partito Socialista Rivoluzionario delle Romagne; id., 1° dicembre 1883, Congresso Regionale; « Corriere delle Romagne », 15 maggio 1886, La questione Cipriani; Cose di Romagna. La questione Cipriani. Dieci articoli da giornale per Alfredo Co2

ALDO BERSELLI Superato questo scoglio, si vota per acclamazione la proposta di assumere il nome di Partito socialista rivoluzionario italiano, e di fare del programma romagnolo la base per l'organizzazione di un congresso nazionale da tenersi in Roma, onde costituire definitivamente il Partito socialista italiano. Fissate ed accettate queste linee d'azione, la vita del partito a Ravenna non ha a subire, negli anni immediatamente successivi, cambiamenti di notevole importanza. Ormai il collegio è assicurato al Costa, anche se la questione Cipriani è sempre presente alla coscienza dei socialisti ravennati e a quella di Nullo. Siamo così arrivati alle elezioni politiche del 1886. Per il 23 maggio sono convocati i comizi e Costa è portato a Ravenna con Baccarini, Pantano e Cipriani. Nullo, che presso i braccianti « suoi amici» (3) ha sempre sostenuto Costa, e che lo ha spesso invitato a venire in mezzo a loro, profònde anche stavolta le sue energie per la vittoria del suo compagno e maestro. « Il lavoro nostro proced~ bene, abbiamo con noi un buon elemento e persone stimate da tutti. La campagna farà molto e tutti verranno a votare compatti per la nostra libertà», scrive al Costa (4). '.È favorevole anche alla candidatura Cipriani e s'impegna con Costa a sostenerla: « L'idea tua su Cipriani è più che buona», gli scrive, « è l'unica via che si deve battere per vedere di trarlo dall'ergastolo ed io spero sarà tale idea da tutti accetta. Domani te ne scriverò in proposito » (s). I due candidati sostenuti da Nullo vennero eletti entrambi: Costa, « il giovane senza macchia e senza paura», ottenne 5234 voti (6). mandini, Milano, gennaio 1887, pp. 67 (Estratto da « La Lombardia», 3-12 gennaio 1887). (3) V. 1. di Nullo al Costa, da Ravenna, 26 gennaio 1884 (C.A.C.). (4) V. I. di Nullo al Costa, da Ravenna, 16 maggio 1886 (C.A.C.). Fece venire anche da Ostia una ventina di braccianti. Vennero Armuzzi, Bazzini, Missiroli e Ghinassi « influentissimi presso le popolazioni di campagna » (v. 1. di Nullo a Costa, da Ravenna, 16 maggio 1886, cit.). L'Associazione deliberò di pagare il viaggio di ritorno per i braccianti che venivano a votare. (5) V. l. di Nullo a Costa, da Ravenna, 16 maggio 1886, cit. V. anche I. di Nullo e altri a Germanico Piselli, da Ravenna, 23 aprile 1.886 (C.A.C.). (6) « Il Resto del Carlino», 11 maggio 1886, Lotta elettorale; 18 maggio 1886, Andrea Costa.

PROFILO DI NULLO BALDINI • Ma si stanno preparando per il socialismo anni duri. Il progetto del Costa di costituire un partito socialista italiano non ha approdato ancora ad alcun risultato ed i socialisti romagnoli tentano a varie riprese di riorganizzare il loro partito (7). Di tale rilancio organizzativo è segno il ricomparire in Ravenna del « Sole dell'Avvenire», diretto ancora da Gaetano Zirardini. Siamo alla fine di giugno del 1889. La questione che si pone con urgenza è quella della partecipazione ai due congressi internazionali, uno « possibilista» (Salle Lancy) ed uno «marxista» (Salle Petrelle), che dovevano tenersi a Parigi, nel luglio, in occasione del centenario della Rivoluzione. Il 30 giugno i delegati del Partito socialista rivoluzionario si radunano a Forlì con la partecipazione anche di alcune società operaie. La lega socialista del territorio ravennate è rappresentata da Nullo e da Zirardini. La discussione è vivace. Parlano anche Costa e Germanico Piselli. Costa sostiene, in un o.d.g., la necessità di « un congresso solo, che getti le fondamenta solide dell'associazione internazionale fra i lavoratori socialisti». Alla fine Nullo presenta un o.d.g. che raccoglie tutte le opinioni espresse. In esso si afferma che i socialisti romagnoli deliberano di partecipare ad ambedue i congressi socialisti internazionali di Parigi e danno mandato imperaiivo ai loro rappresentanti di fare ogni sforzo per ristabilire fra i partiti operai socialisti di ogni paese un vincolo internazionale sulla base dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori. L'o.d.g. è approvato all'unanimità: a Parigi vanno Costa, Cipriani e Piselli (8). Nullo, tuttavia, se è parte attiva nella politica del grande movimento socialista, non trascura quella più circoscritta e limitata, ma non meno importante ed efficace, che si realizza nell'amministrazione locale di Ravenna ove, nel novembre del 1889, si tengono le elezioni amministrative. Non ci sono grandi novità nello schieramento elettorale: operai e braccianti sono invitati a votare senza esclusioni a lista concordata dal « Comitato popolare » che (7) G. MANACORDA, op. cit., p. 272. (8) « Il Sole dell'Avvenire», 6 luglio 1889, La rrumone di Forlì.

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