anziani, o, proposte da costoro, venivano deliberate nelle assemblee popolari. Ad Atene, dove il regime democratico ebbe il maggiore sviluppo, il popolo tutto, senza distinzioni di classi o condizioni, si riuniva nell'agorà per deliberare intorno a tutti i pubblici affari, dalla guerra e dalle alleanze alla nomina dei magistrati e capitani e ai giudizi sui delitti di maggior gravità. In taluni casi la nomina dei magistrati o amministratori era fatta a sorte: e per evitare il pericolo di abusi e prevaricazioni si ebbe cura di separarne le funzioni, di prefiggere alle pubbliche cariche una breve durata, e di esigere che al cessare della carica gli amministratori rendessero conto del loro operato. Ma queste precauzioni non giovarono quando le guerre continue produssero i loro effetti, e lo sviluppo dei traffici e la conseguente ineguale accumulazione delle ricchezze fecero sì che il popolo si dividesse in ricchi e poveri (non mancò ad Atene neppure il fenomeno dei « nuovi ricchi ») e tutti insieme vivendo su una più vasta moltitudine di schiavi e di domiciliati, finirono per corrompersi; la democrazia allora degenerò in demagogia o tirannide. Così avvenne anche più tardi nei Comuni del Medioevo, dove si raccolsero gli scampati all'invasione feudale e poi i fuorusciti dai feudi, per vivere liberamente e da eguali. In principio i Consigli di questi Comuni, composti (i Consigli)' di rappresentanti delle Ghilde o Corporazioni di arti e mestieri, amministravano la cosa pubblica, provvedevano alla difesa nominando i Capitani del popolo, decidevano intorno alle alleanze e a tutti gl'interessi comuni, ai quali tutti i cittadini contribuivano (come per il mantenimento delle mura di cinta, per la fontana pubblica, la chiesa, ecc.). Anche questa organizzazione avrebbe potuto svilupparsi, e si sviluppò, dando luogo a leghe e confederazioni, come l'Ansa. Ma anche qui il crescere dei traffici produsse lotte fra Comuni e Comuni; e l'accumulazione delle ricchezze, dividendo il popolo in magro e grasso, scisse il Comune in fazioni: e dalla discordia civile nacque la tirannide. 472 Biblioteca Gino Bianco
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