Francesco Saverio Merlino - Il socialismo senza Marx

nascono, crescono, decadono e muoiono insieme e per le stesse cause. Uno scrittore, che perorò in pieno secolo XIX e dopo la costituzione del Reg110Italico la causa del « privilegio politico », il Savarese, invocò a favore di esso l'esempio di Roma, e scrisse: « Nei primi tempi, tutto il potere e la giurisdizione appartenevano ai patrizi, i quali governavano la città senza contrasto, preservandola dalle irruzioni nemiche, ed ampliandone, col loro valore e con la loro prudenza, i confini ... Se non che i discendenti di quei primi padri, viziati e corrotti, ripudiarono l'onere che costituiva l'essenza del privilegio politico, ossia divennero incapaci di portarne il peso; ed invece di servire di guida e di esempio al popolo, sciolsero in tutto il freno delle loro passioni, e dell'autorità si valsero per arricchire appropriandosi) in esclusione degli altri cittadini) il demanio comune) ed esercitando la usura tentarono di ridurre per via della miseria i cittadini in servitù; e allora - scrive quest'autore~ le antiche stirpi decaddero naturalmente dall'antico privilegio politico, il quale dal patriziato passò all'ordine senatorio, di cui anche ai cavalieri, cioè a quelli dell'ordine equestre, fu lecito di far parte ». Qui è ovvia un'osservazione: quale fu la causa della degenerazione del patriziato? fu forse una malattia accidentale che si sviluppò in esso, o fu una malattia professionale, generata dal- .l'esercizio del privilegio politico, che porta quelli che lo posseggono ad usarne ed abusarne? Se questo vizio è inerente alla funzione, non può venir eliminato per il passaggio della funzione àa un ceto all'altro. Difatti lo stesso scrittore ci apprende che « col decorrere àel tempo ciò che era avvenuto del patriziato, avvenne dell'ordine equestre. Il quale, _padrone di tutte le magistrature, corrompendosi anch'esso, amò meglio imitare i vizi che le virtù del patri2iato antico; per modo che naturalmente all'ordine equestre .successe la plebe; e l'ordine senatorio si rinnovò indistintamente fra tutte le classi del popolo romano ». 470 Biblioteca Gino Bianco

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