Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 93 - In ciò appunto consiste il vanto fatidicodei poeti di precoITereai filosofisenza filosofare,di anticipare sul ragionamento senza ragionare, senza indurre e dedurre; senza comparare,astrarre, generalizzare,sottilizzare, ma procedendo coli' estro, coli'intuizione, come l'amore prelude ignaro ed innocente alla propagazionedella specie: Invano si canonizza S. Tomaso nel f 322 -in odio ai ghibellini, invano il re Robertoesclama: ogni articolodella Somma è un miracolo; invanoBertrandoDu Poiet proscrivele opere di Dante; invanolo stessoDanteserve di istrumento alla perfida reazione di Lodovico il Bavaro; mentre si legge, l'intelligenza oscilla ira i due opposti poli del mondo italiano: il papa schiaffeggiato,l'imperatore berteggiato;si vedonole imaginicristianespinte verso la scienzada un ventoprofano; si ode la voce di Occamche disperde tra i vuoti suoni dell'aria le magiche parole con cui la scolastica sforzavasi di trarre le cose individueda un principiogenerico. Si sentono i quattro grandi giureconsultiMarsiglio da Padova, Ubertino da Casale,Michele da Cesena e Buonagrazia da Bergamoche ripetono da Cesare il principiodel Diritto,sottraendoloper tal guisà alla sorgente sospetta dei miracoli; si intendonoBartolo, e tutti i futuri giureconsultiche a torto il Sismondi chiamava servili prendendo per un ossequio all'imperatore la necessità d' infrenare coi principj razionali dèl Digesto la mobilità dei municipj e l' insolenza dei feudi. Ogni giorno i popoli s'inoltrano sotto nuove latitudini, r intelligenzaumana moltiplicale sue conquiste; alle sette succedono i signori, ai signori i condottieri, ai condottieri altri capi :che legit~imati

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