Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

I - 9t - tive del poeta sul passato e sul futuro; che a torto collocava egli nel cattolicismo esagerato di Bonifazio VIII la democraziacrescente; che per illusione ' cercava egli tra le nubi del passato la scienza e la libertà delle menti; e, se rifletteteche a sua insaputa · sotto gli occhi suoi rimutavasi la nazione e congedando le sette sfuggiva a~suoi dilemmi da settario coll'imparzialitàdei signori intenderete che vuota di senso è la forma esterna della DivinaCommediain quello stesso m~do che finzioni inani sono per I'incredulo i tormenti puerili sì studiosamenteaccatastati nell'inferno. · Ma se il moto della storia condanna la forma governativa del poeta, ne esalta invece il pensiero a tale , che siamo moderni perchè posteriori a Dante. Non che ~gli abbia annunziato una nuova religione in contradizione colla religionede' suoi tempi. Lungi da noi l'idea che egli abbia attinto alla sorgente misteriosa .di congreghe occulte l'ispirazione che lo immortalizza;no, Signori, i grandi poeminon escono dalle società secrete; la collera tragica della Divina Commedianon può essere un logogrifoPauliciano o Patarino; le persone che vi si vedono.non sono finzioni·allegoriche; le parole che vi si odononon sono nè indovinelliscolastici,nè tesi rimate, nè contrasegni di cospiratori. Il poema è chiaro, ortodossonel concetto, cattolico in ogni sua mossa, i suoi santi sono quelli della Chiesa, il suo inferno"n, on è quello dJ Virgilio, i suoi dogmi ubbidiscono ai Concilj, e se si dovesse seguire il professore Rossetti o il padre Hardouin, fanatici di due opposte opinioni; che si accordano a trasformarlonell'impostura di un incre~ dulo, lo stesso metodo d' interpretazione dovendo

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