- 80 - per la delicatezza ateniese delle sue note sui congegni della divina epopea. Ma quando si tratta di svelare l'ultima ragione per cui Dante trasvola sul noto e vive immortale traendo dalle sconosciuteregioni della sua inspirazione un mondo d'inaspettate prospettive, allora ci conviene supplire al sistema deficiente del commentatore francese, dichiarandoche ogni luce che balena nella Divina Commedia parte dai lampi della collera di un guelfo alle prese coi ghibellini e coi Neri, cogli Uberti e coi Donati. ()uindi la stravagante seduzione del poema, gli orrori sublimi che la memoria ritiene per sempre e l'infamia che riverbera a fiotti e sui giudici di , , Ugolino, e sull'assassino di Francesca, e sui Malatesta complici dei Neri e su mille teste agghiacciate, - infiammate, annegate, spaccate,offese in mille modi a perpetua vergogna della democrazia toscana, del regno di Napoli, del papa d'Avignone e dell' inva-- sione francese. Forse troppo mi dilungai fissando il mio sguardo _sull'immaginedi Sordello, forse giustificandole mie opinioni in presenza di M. Fauriel, troppo io pensai a me stesso e al desiderio di ricordare l'amico che la tomba m' involava nell'atto quasi in cui le mieidee separandosi dalle sue imppnevanmil'arduo lavoro di un sistema. Ma guardatevi dal tenere per -insignificanti o secondarie queste classificazioni di partiti e di personaggi: il genio stesso di Dante ne dipende interamente. Se i grandi pensieri nascono ne'grandi dolori, la DivinaCommediadoveva nascerenel partito dei Bianchi,cioè dei proscrittoriproscritti. Chi non vede l'interno sconvolgimentodell'uomo, sul cui capo ricadono le maledizioni da lui lanciate:
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