Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 85.- ingrato; per cui nemico di Ecelinoe separatodal re direbbesi che si era fatta parte da sè_c, he toglievasi alla moltitudine matta e scempiadegli esuli se non si riconoscesseapertamente in lui un precursore dei bianchi. M. Fauriel, che non pone mente al partitode' guelfi bianchi, fraintende non solo il Sordello e Cunizza, ma tutta la politica della Divina Commedia.Per lui ogni scena del poema è un capricciofantastico,ogni fatto un pretesto per irnaginaredrammi arbitrarj, un motivoper dar s_fogoa prèdilezioni o a sdegni per- .sonali. Noi al contrario dall' esatta apparizione del Sordello e di Cuilizzadobbiamo arguire l' esattezza del giudiziopronunziatodal poeta su tutti gli uomini, tanto piµ. che non è cosa nè probabilenè possibile il mutare i colori delle scene contemporanee.Nes- .suno di noi farebbe al certo di Napoleone·I un austriaco, o di Francesco I d'_t\ustriaun seguace di , Ugo Foscolo, o del pontefice GregorioXVI un capo .di carbonari. . . .. Voi ridete, o Signori.. . ma perchè .a.dunqueil po~ma di Dante sarebbe stato ridicolo ? E ·comemai, secondo· M. Fauriel, Dante falsa i colori? Procedendodal noto,dice egli, per creare sfondi poetici e collocarvi.delle scene imaginarieprima di entrare nel regno della morte, non raccontala storia eonosciutadel ConteUgolino,ma rivela gliultimimomenti della sua solitudine non vista da alcun occhio mortale, egli intralascia i particolari divulgati sulla morte di Francesca da Rimini,ma le fa dlre quanto anima vivente non avrebbe potuto ripetere, cioè in -- ,guai modosi era innamorata di P~olo·, e ·se volessi moltiplicare le osservazioni estetiche di .·M.Faur1el non sarel breve e dividereste la mia ammirazione

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