Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- Si - In quella parte della terra prava Italica che siede intra Rialto E le fontane di Brenta e di Piava Si leva un colle e non sorge molt'alto Laonde scese·già una facella Che fece alla contradagrande assalto. D'una radice nacqui ed io ed ella. Nè la crediate avvilita dalle dicerie di Rolandino1 o dalle maldicenze che l'avevano assalita; esse non giungono fino a lei, non è una buona fortuna il suo posto nel cielo e dolcementederide chi confonde le due faci e i due amori. Cunizza fui chiamata e qui rifulgo Perchè mi vinse il lume di esta stella. Ma Uetamentea me medesma indulgo La cagiondi mia sorte e non mi noja Che forse parrio forte al nostro 'Vulgo. Ritorniamoa Sordello. Degno di Cunizza egli sta nel Purgatorio tra quelli colpitida morte violenta, la morte dei guerrieri: disdegnoso, altero, nel muover degli occhi onesto e tardo taceva e lasciava andar oltre Dante e Virgilio; solo guardavali a guisa di leon quando si posa. Il quadro è compito e se si ricordano le altre particolarità biografiche, pure riportate da M. Fauriel, in tutto si conferma la per.:. fetta analogia tra il cavaliere mantovano e il magistrato dei bianchi: come Dante, egli era guelfo e angioino, come Dante un malcontentoindomabilelo separava da Carlo d'Angiò; non lo seguiva nel regno di Napoli,dovetrasformavala liberazione chiesta dai guelfi in una regia conquista; non lo amava, e i suoi versi lo palesano; non ne era amato, e lo dicono i versi di Carlo che lo chiamano fastidioso ed

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