-· 83 - - lo stess-oSordello, poi scorreva d,~vvent11rain avventura sotto il fischio dei cronist~ popolari, per cui M. Fauriel non sa intendere·che essa brilli ·nella . . .stella di Venere del Paradiso di Dante, se non per un'ultima sua buona fortuna. Ma la poesia, rispondiamo noi', le accordava questa buona avventura .Perchè la Signora di S. Bonifazio era ·stata la sola persona impunemente pietosa nelle vie di Verona e di . Padova quando i guelfi perivano a migliaja sotto il regno di Ecelino; sola avevali soçcorsi, visitati nelle loro orribili carceri, e -'quandol'intera famiglia dei Romano veniva p.ubblicamentetrucidata per decreto del popolo, quando gli stessi Bolognesidella crociata guelfa non potevano salvare il loro concittadino po- · destà di Treviso, perchè ministro -diAlbericoda Romano, CunizzasopraviveYarispettata a Verona, e tutto le si perdonava appunto perchè molto aveva amato. Che tale sia il pensiero del poeta scopresi dagli stessi suoi versi. Una leggenda dice, che la madre di Ecelino da Romano,appena l'ebbe concettovide in sogno una piccola face scendere dall'alto del colle di Romanoe divampare in un vastissimo incendio, emblema dei futuri disastri della l\farca. A questa face ghibellina oppone la Divina Commediauna face guelfa, e tra i .santi della stella di Venere, Dante scorge~Cunizza a _guisadi luce : Ed ecco un altro di quegli splendori Ver me si fece e il suo voler piacermi Significava nel chiarir di fu_ori. . · Dalle prime parole Cunizza gli dice di essere so- - rella di altra face già spaventosa:
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==