Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- \ -6per me artificiali e fittizie, e l'assenso che si inani-- festa dinanzi a me giungeanch'esso spontaneo e diretto al mio cuore. Eccomi adunque in casa rr1ia, e comechi reduce da lungo viaggio espone·allapropria famigliagli oggettipiù preziosida lui scoperti vi par7 lerò senz'altro preambolode' nostri numerosi politici, che sparsi nelle bibliotecheestere, ho potutoparagonare, ordinare ed interrogare sui destini della patria nostra. \ Questa è tradizione ignorata; non havvi archivio che non ne contenga un brano, non lettore che non ne conosca qualche frammento: ma a che servono i brani, i frammenti,le medagliedisperse di un museo, le membramutilatedi una statua finchè manca l'insieme e il pensiero che l'anima? Qui trovate il discorso di un senatore veneto, là l' invetti'Vadi un cittadino genovese,altrove intendete l'elogio della si- ~ gnoria, più lungi una voce celebra la Chiesa, ma la mente si smarrisce se non si risale alle idee che proclamavano le' diverse forme che l'Italia doveva vestire e svestirenel corso della sua luminosa carriera. Solo colla luce delle idee si vede la grande epopea della politica che ha fatto dell'Italia la prima nazione del mondo. · · Io vi svolgeròquest'epopea senza dimenticare che non parlo da una tribuna politica, e qui non il dep1:1tationtenderetema il professore italiano.Nessuna mia allusione toccherà i diversi partiti del Regno, nessuna mia parola ferirà i capi del moto attuale, non una lode, non un biasimo esalterà o deprimerà i personaggi viventi. Invero tale propositosembrerà strano e forsetaluno ·mi dirà: • I

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