Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 782 - n1ostrar che il delitto era l'artefice primo dell'impero di Augusto accettato dalla viltà universale. Ma il soporificoGordo11c, he versa il biasimoe la riprovazione sui delitti degli imperatori senza alcun discernimento, trasportato dal suo fanatico candore pretende che Cesare nel suo proprio interesse avrebbe dovuto mantenere la repubblica, Augusto rimaner cittadino, Nerone regnare modestamenteed ogni suo successore cogliere le rose degli arcadi; e secondo lui non qavvi esempio che un popolo monarchico abbia saputo difendersi, che una nazione superstiziosa sia stata felice; in sua sentenza, la forza non si separa mai dalla virtù; i conquistatorisono debolissimi, le armate permanenti, pericolosissime. Gordon non intendeva che la sua Inghilterra, faceva un Tacito inglese, disfaceva lo storico romano. L'Inghilterra si vendica della sua inferioritàquando prende le sue idee nel proprio fondo camminando colle plebi di Giovanni Cade, e col despotismodegli Stuarts contro la libertà dei lords. Allorainimitabile nella sua inspirazione, immagina monarchie incendiarie che sorpassano colla profonda loro amarezza tutte le altre monarchie concette,allora confonde la ragione d'ogni repubblica confidando alla tirannide le· armi della filosofia,allora trae dai vizj stessi delle moltitudini inaspettate conclusioni,dove l'immoralità diventa morale. Voi sentite che vl parlo in primo luogo di Hobbes sì penetrante nello scandagliare la guerra degli interessi, sì conseguente nel mostrare ogni uomo nemico di tutti, sì logico nel trarne il regno del più forte,si spietatonell'ultima conseguenza che fonda la società sul despotismo cui sacrificaogni franchigiacomeprincipio di anarchia, di guerra,di

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==