Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 766 - assoluta accetterò forse il destino mio senza imitare Edipo che voleva ingannarlo. Ma se parlate del fatto, se vi costituite politici propriamente detti, se volete dirmi dove sta la forza, dove la debolezza, non venite a dirmi che il dispotismo è debole, che l'asso- ]utismo non esiste, che solo esiste la repubblica, mentre al contrario in Francia essa è di continuo sconfitta ed altrove sembra più spesso l'eccezione che la regola. Lo stesso Montesquieu si accorge di questo controsenso, e si prop'one come ultimo prob]ema, il dubbio col quale avrebbe dovuto cominciare , cioè in qual modo il despotismo sia tanto prevalente tra i popoli? Ma la sua risposta non vale. << Per fondere un governo moderato, dice egli, biso- » gna combinare i poteri, regolarli, temperarli, met- )) terli in moto, dare un contrappeso ali' uno per- » chè possa equilibrar l'altro, e questo è capolavoro >) di legislazioneche raramente stabilisce il caso e che » di raro si lascia fare alla prudenzà. Un governo >) dispotico invece salta, per così dire, agli occhi; uni- » forme dappertutto, bastano le passioni a stabilirlo, » ogni uomo nè è capace. » Ogni uomo ne è capace! Dite voi davvero? Ognuno avrà dunque l'ingegno di Pietro I o di Clodoveo; ognuno potrà sostenere la parte di Mosèo di Tamerlano.Manon è forse il massimo dei vantaggi la facilità di stabilire un governo? Non è. forse un estremo svantaggio per un governo la difficoltà di poter esser fondato, la necessità di dover attraversare cento peripezie sanguinose con esito incerto? E a che serve un cannone che non si può sparare o che esige una scabrosa perizia nell' artigliere? A che un mal arnese che facilmentesi smonta o s'inchioda,o chedifficilmentesi trasporta 'l E accor-

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