Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 763 - alla scienza della felicità. Ma ne •rimane sempre in· ~ . essi un'alterezza calvinista, giansenista o giacobina che li obbliga a disdegnare le più odiate scene della politica e che li mantiene poi in una regionefittizia e capricciosamentevirtuosa, dove trovano mille ca-- tastrofi: non v_oglionocredere al male e sono poi infelici. Abbiam visto che in Italia la politica finisce vinta da _Vicocioè dalla filosofiadella storia; in Francia è vinta dalla scienza della l~egislazioner,addoppiata da Montesquieuche sorpassa Bodine lo traduce nel linguaggiodel secolo XVIII.E poichè ve lo ho nominato convien che ve ne parli chiaramente. Egli è tra quegli scrittori che si scopronosempre nuovi ad ogni nuova lettura, e se voi aprite i suoi libri colla preoccupazionedi cercarvi l'influenza italiana, accettata o respinta, voi lo ammirate ancora come se non lo avestemai letto. Maperchè? Perchè vedete qui pure cessare l'influenzaitaliana e manifestarsi la sua origi_nalitpàiù forte che mai; - perchè voi lo vedeteallontanarsi rapidamentedall'orbita antica; - perchè per parlare con esattezza egli non si occupa più di politica, ma di legislazione,non è più nè un Licurgo, nè un Romolo,nè un capo che fonda o che distrugge uno Stato, ma un giuriconsultoche esamina,combatteoproponedelle leggi;-quanto più crede all'onnipotenzadell'individuo,quanto più spera domare gli ostacoli che gli oppongonol'ignoranza, la superstizione e la natura, tanto più si smarrisce nel labirinto dei fatti, dove non gli rimane altro espedienteçbe di armonizzare i diversiquadri della civilizzazioneche mai non abbraccia nelle sue progressiveevoluzioni.

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