•. - 750 - renti del MacchiavellismoBotteriano, che espone con disinvolturaparigina, senza pensarci quasi fossecosa semplice e morale. Tutto egli concede al suo sovrano e di spogliare gli uni e di tarpare le ali agli altri, e di toglier di mezzo i più potenti colle buone o colla forza, di giorno o di notte , e benchè la monomania dell' ordine e della tradizione monarchica sembri toglierglila forza della libertà italiana, e l'indispensabile franchezza per affrontare tutte le furfanterie politiche, egli sa tutto dire, nulla omette, la rettorica gli fa mettere prontamente a dritta quanto offenderebbea sinistra , e se non è valente come gli Italiani, egli è almeno ad essi equivalente. Non è forse permesso, dice egli , di muover guerra al nemico per evitare una guerra civile? di scaricarsi della moltitudine eccedente degli uomini facinorosi? di inebriare gli iloti per insegnare la temperanza? di far combatterei gladiatori nel circoper agguerrire gli animi dei cittadini? Non è forse l'uomo l'essere il più doppio e celato, il più coperto ed artifizioso? Egli ha in sè tanti gabinetti, ritirate e sfondi d' onde esce ora uomo, ora satiro; tanti sfori d' onde soffia ora il freddo ora il caldo, ora il fuocoora il fumo; tanta mobilità, per cui è ora libero, ora servo, ora Dio, ora insetto, che non havvi licenza poetica non concessa dallo scrittore francese al suo sovrano. Con Richelieu percorre la politica francese un secondo stadio e appena il gran ministro comincia a regnare subito ne vedete il riflesso nei libri di Silhon che descrive la moderazione, la fermezza, le virtù dell'uomo di Stato e sorge un Richelieu astratto, un tipo di cardinal-padroneforse più grande dei re sempre ingrati verso gli uomini grandi, come
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