Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 7&9 - .iniquo.e libertino, anche quando sarebbe peggiore di Nerone;nessun suo delitto autorizzal'insurrezione, e sarebbe vile, crudele, o per dir tutto in una parola eretico, che bisognerebbe ancora astenersi da ogni lega e sedizione. Sette anni dopo,Gravelle,alludendo a Calvino,encomiagli Sciti che uccidevanoAnacarsi perchè introducevapresso di essi i sacrifizjdei Greci. Per Constant l'autorità regia è illimitata e divina, per Dubois il diluvio castigava gli antichissin1iabitatori della terra, perchè tutti democraticie calvinisti. l)opo la morte di Arrigo IV, Delamare desidera ancora Carlo IX, il Nerone francese, lamenta ancora c~e non siansi compiti i suoi disegni per rinnovare le citta e lo proclama ancora ordinatore e creatore del regno. Finalmente a dispetto di tanti moti di ]eghe, di insurrezioni, di proteste, di agitazioni coi quali accennavano i Francesi di fondare la loro libertà, nel 1625 Castaneo dice una parola da me sv,essosentita a Parigi, cioè che non vi sarà mai repubblica in Francia; e subito sopraggiungeVaure, per celebrare i re di Francia, come i primi sovrani del mondo e fa il segno della croce, vedendo che l\ilacchiavelloi sava notare molti spropositi commessi da sua Maestà Luigi XJI. In questa fase, interamente dominatadall'impulso della Sainte-Barthelemy,tutti studiano Macchiavelli, il nome di ~lacchiavellistasi sparge, Bottero serve a dar mente aulica e conservatriceal politico firennito, e Lucinge, Villars, Pippre, Mornix,Picart scrivono da veri italiani con forme, con frasi italiane riproponendo e risciogliendoper loro divertimento i problemi dei nostri politici. Charron poi si distin- . gue tra tutti riassumendorapidamente le idee cor- \

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