Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 7fi8 - 1nediocritra gli scrittori francesi celebrano la 1nonarchia mettendosi tutti al servizio del re. Made1 eine tratta dell'uffizio del re, Say della sua dignità, Constant della sua eccellenza, Coulomby della sua autorità, Dubois della sua origine, Menardparla del- ]' accademiadei principi, Pagans del principe per- /etto, Beausobre de' suoi studj, S. Fère del principe cristiano, altri della sua educazione, e cento altri, di cui non vi darò certo l'analisi, ripetono continua1nentele medesimeidee, come le monete riproducono sempre l'effigie del re colle minutissime varietà dei diversi regnanti. Ad ogni tratto voi rivedete quindi Petrarca, Platina, Ponlano, i petrarchisti primi e se- ,~ondi; ad ogni passo ricompajono essi o diretta1nente evocati o più spesso impostidalla fraseologia tradizionale del classicismo monarchico. Ad occhio nudo mal distinguereste uno scrittore dall'altro e le loro pagine sbiadite mal vi lascerebbero discernere le traccie italiane. Ma col microscopio al1a mano, intendo dire col soccorsodella storia politica, voi vedete in primo luogo le diverse fasi della monarchia progrediente, e in secondo luogo, una volta queste fasi afferrate, vi riesce facile di scorgervi l'influenza italiana. All'usciredella Saìnte-Barthelemy,regnano innanzi tutto i fanatici, i repubblicomachi,gli abborritori delle leghe, delle sedizioni, gli adoratori del potere forte, gli odiatori d'ogni specie d'innovazione, e nel 1588 Lucinge, guardando il Turco ne invidia l'unità , i gianizzeri, il cordone strangolatore, l'isolamento suo tra le nazioni, per cui sfugge alle insidie d' ogni federazione. L'anno successivo Say insegna che bisogna sempre obbedire anche quando il principe è

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